Storia di Rosa, “la gattara”

Rosa ha 65 anni, vive a Roma, in un quartiere di San Giovanni, dove il verde è minimo e le macchine e i palazzoni di cemento fanno da cornice alle sue passeggiate quotidiane. La conosco da anni e anni, all’inizio, mi incuriosiva la sua figura decisa che avanzava per la strada con fare quieto, cercava i gatti sotto le macchine, li chiamava, ci parlava e si fermava ad accarezzarli,  poi dal sacchetto di plastica che teneva stretto in mano tirava fuori un piattino e ci metteva un po’ di cibo. E i gatti affezionati sembravano ringraziarla, attorniavano le sue gambe teneramente. Io ero stupefatta di tanto amore, all’epoca mi ero appena trasferita da una cittadina dove i gatti di strada erano considerati forti guerrieri che il cibo se lo procuravano da soli e di certo “le mamme gattare” non esistevano. 

Cicetta

Incontro spesso Rosa quando vado a lavoro, mi saluta agitando la busta che ha in mano, sperando che io non vada di fretta, per fermarsi a fare due chiacchiere.  Parliamo soprattutto di animali, mi dice che un suo vicino ha trovato un cane abbandonato alla stazione Termini e mi chiede se posso prenderlo io o se conosco qualcuno di fiducia. Mi racconta che al canile della Muratella stanno messi male e che se ho coperte vecchie posso portarle ai volontari che le metteranno sul cemento bagnato dove dormono i cani. Ogni anno nuovo mi porta il calendario di meravigliosi gatti e cani per la beneficenza di qualche associazione animalista. Io l’ammiro e continuiamo a parlare. Lei sorride sempre, si arrabbia solo quando si accorge che qualcuno ha portato da mangiare ai suoi gatti le ossa del pollo, vede gli avanzi, e furiosa mi dice “ma che non lo sanno che ai gatti fanno male le ossa, ma che gliele danno a fa’? Questi sono viziati”, si rivolge ai gatti e se li coccola.

Poi mi chiede se per favore posso scrivere un cartello da attaccare al palo del segnale stradale: “Vietato dare da mangiare le ossa ai gatti” così chiunque sia la smetterà una volta per tutte.

In un giorno tiepido di dicembre ho deciso di regalare ai miei lettori le sue parole, piene di amore, parole di fiducia e di animo puro e così ho fatto qualche domanda a Rosa, affinchè tutti possano capire cosa sia questo dolce istinto che ci unisce a tutti gli animali.

 

 

Ecco l’intervista:

–        Rosa, da quanto tempo curi i gatti di via Terni?

–        Dal 1994.

–        Cosa ti ha spinto a prenderti cura dei gatti di strada?

–        Io ho sempre amato tutti gli animali, e quando ero ragazza, dove lavoravo, in via Emanuele Filiberto, c’era una gatta randagia, che aveva fatto un piccolo che stava sempre sotto le macchine…e purtroppo l’ha investito una macchina. Il giorno dopo, devi sapere, ho trovato nello stesso posto la mamma, morta.

 

Rosa, si commuove, nel ricordo di questo triste episodio.

 

–        Da allora, nel 1960 (quando ancora mi dovevo sposare…perché io mi sono sposata nel 1974) ho cominciato ad amare tutte queste bestiole, che poi nessuno qui le può vedere…ti dicono che gli animali portano le malattie, invece non è vero niente, perché invece mi sa che siamo noi che portiamo le malattie agli animali, noi esseri umani.

–        Il comune o qualche associazione ti dà una mano a sostenere questa iniziativa?

–        No, assolutamente, mi avevano detto che mi avrebbero dato qualcosa per questa colonia, questa la chiamano “colonia”, ma non mi hanno dato mai niente. Feci pure la tessera della protezione animali, ma non ho mai avuto null’altro.

–        Quanti gatti stanno più o meno in questa colonia?

–        Adesso qui, ne saranno rimasti tre, tre soli perché li feci sterilizzare tutti all’epoca, e mano mano vanno a eliminazione, a meno che non ne lasciano qualcun’altro. Ce ne stanno tre, e una al cortile mio, quattro.

Minù

–        Quindi, oltre all’alimentazione ti occupi e ti sei occupata in passato,  anche di altre mansioni, come portarli in cura dal veterinario o cercare loro una casa o sterilizzarli?

–        Certo all’alimentazione e, appunto, mi sono occupata della sterilizzazione, perché io ho la tessera dell’Asl e i gatti randagi li posso far sterilizzare senza dover pagare nulla, ecco questo mi hanno dato. Poi ogni tanto bisogna andare alla protezione animali per fare un aggiornamento dei gatti che stanno in questa strada.

–        Che tipo di alimentazione preferisci per i gatti che allevi, cibi in scatola o cibi preparati da te?

–        Cibi in scatola e qualche volta il pesce lesso, quando lo faccio per il gatto mio, e lo porto pure ai gatti di giù.

–        Come ti reputano le persone del quartiere?

–        Mi reputano “gattara”, specialmente quelli del palazzo di fronte. Quando cammino, mi dicono “Ah, gli hai portato da mangiare? Così i topi non se li mangiano”, ed io dico invece “I topi ve li mangiate voi, i gatti ci giocano e poi li uccidono, ma non se li mangiano!”

–        E tu avresti qualcos’ altro da dire a queste persone?

Per gentile concessione di Daria Di Coste

–        Che chi non ama i gatti e i cani fa male ai suoi fatti, perciò chi fa del male alle bestie, vedrà il male ritornare tutto, per generazioni e generazioni. È proprio un detto…non è che gli sto mandando una maledizione! Me lo diceva una signora anziana che conoscevo io…”Chi fa male ai cani e gatti fa male ai suoi fatti”…generazione e generazione, se non è per loro, per i figli dei figli dei figli. Hai capito? Ed è vero.

Grazie Rosa, sei una donna eccezionale.

NB: L’intervista è stata condotta da Antonella Tomassini e le risposte di Rosa erano state trascritte fedelmente, così come pronunciate all’orale. Per dovizia di precisione alcune risposte sono state leggermente modificate prima della pubblicazione, senza alterarne il senso, per poterle adattare – quanto più possibile – al registro formale di un articolo scritto.

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antonella tomassini

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sono vegan e son contenta

3 commenti su “Storia di Rosa, “la gattara”

  • 8 gennaio 2012 alle 20:25
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    Bella intervista! Brava Antonella!

    RispondiRispondi
  • 3 novembre 2012 alle 00:36
    Permalink

    Dopo aver pubblicato un piccolo omaggio illustrato alle gattare, da sempre nel mio cuore, ho curiosato in rete per vedere chi altri avesse scritto, segnalato, raccontato a modo suo “storie di gattare” e sono incappata in questa intervista. Davvero tenera e spontanea 🙂

    RispondiRispondi
  • antonella tomassini
    4 novembre 2012 alle 14:49
    Permalink

    😉 grazie Marianna.

    RispondiRispondi

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