Kassel Pelzfrei (Kassel senza pellicce).

kassel pelzfreiKassel è una città tedesca che si trova  nel Nord dell’Assia, ricca di verde e di tradizione culturale. Ogni cinque anni diventa la capitale mondiale dell’arte contemporanea grazie alla mostra “Documenta”, la più grande al mondo. Kassel è gemellata con Firenze ed è famosa per il suo patrimonio museale. Ma una cosa Kassel non aveva mai visto, a differenza di altre città tedesche: una manifestazione antipellicce. Dopo la scoperta che gli inserti di pelliccia erano fatti col pelo di gatti e cani e il conseguente divieto di importazione di tali pelli, sembrava che il tema pellicce fosse quasi pronto per essere definitivamente archiviato. Nonostante le temperature nordiche, che in inverno toccano tranquillamente i -15 gradi, non si vedevano signore impellicciate da anni e gli inserti erano rigorosamente fatti di pelliccia sintetica.

kassel pelzfreiPraticamente tutte le catene di grandi magazzini, tedesche o di altri paesi europei, avevano sottoscritto un impegno con Peta Deutschland a non commercializzare pellicce sotto nessuna forma. L’inverno 2013 la lobby dei pellicciai è riuscita a riaprire una porta che sembrava chiusa per sempre. kassel pelzfreiLa lotta allo spreco di risorse è diventata un lasciapassare per la reintroduzione delle pellicce nei capi d’abbigliamento. Così si è scoperto che il nemico numero 1 in Germania ha volto e nome: orsetto lavatore. I media mostrano foto che ritraggono come questi mostri unghiuti e dotati di dentatura formidabile abbandonino progressivamente i boschi teutonici (dove peraltro sono stati immessi importandoli dall’America) e si avvicinino sempre più pericolosamente ai centri abitati, divorando la frutta caduta dagli alberi nei parchi e giardini cittadini e rovistando nella spazzatura. 

kassel pelzfreiQuesta brutta abitudine, comune a varie altre specie rimaste prive di habitat, come la volpe e la martora, ha scatenato la caccia sfrenata a questi animali. Per non sprecare nulla, ecco riapparire sui colli dell’abbigliamento invernale, ma anche sulle borsette, sui pon-pon dei berretti, portachiavi e altre amenità, le pellicce dei disgraziati animali. Peccato che test sul DNA eseguiti da Peta abbiano portato alla luce che spesso questi inserti siano di cane e gatto, che in varie parti del mondo si continua a scuoiare vivi per ottimizzare la produzione. Vari gruppi animalisti di Kassel hanno aderito all’appello di una giovane studentessa vegana, Anna Blume, e così sabato 2 febbraio il centro della città ha assistito alla prima manifestazione “Kassel Pelzfrei” (Kassel senza pellicce). kassel pelzfreiIl Gruppo vegan di Kassel, Sea Sheperd e l’associazione per i diritti animali ARIWA, per sei ore hanno fatto opera di sensibilizzazione con banchetti informativi, flyer e foto, assaggi di gastronomia vegan e un documentario che mostrava gli orrori degli allevamenti intensivi. kassel pelzfreiAlle 13 è partito un corteo che in ca. due ore ha percorso la città, facendo tappa davanti ai negozi che vendono pellicce e pellami, senza dimenticare McDonald e Nordsee (una catena di fast food di pesce). Davanti a ciascun negozio un dimostrante a turno ha letto un appello per informare i cittadini sullo scopo della manifestazione. Due performance teatrali hanno mostrato la situazione dei visoni d’allevamento, la loro prigionia e la loro morte crudele.

Nonostante qualche piccolo intoppo organizzativo il bilancio della nostra prima manifestazione antipellicce è stato positivo. Molte le persone con cui siamo venuti in contatto, molti hanno assaggiato le specialità vegane, piacevolmente sorpresi dal loro gusto.

Altre manifestazioni sono già in via di programmazione in aprile durante la settimana anticarne e in occasione del „Tag der Erde“ (Giorno della Terra).

Daniela


© RIPRODUZIONE INTEGRALE O PARZIALE VIETATA SENZA LINK ALLA FONTE: http://www.vegamami.it/

Ti piace il blog? Seguici! ;-)

Sunny Sunshine

Sunny Sunshine

Mi presento brevemente. Sono la prova vivente che non è mai troppo tardi per cambiare le proprie abitudini alimentari di una vita e diventare veg(etari)ani anche a quasi sessantanni. Sono un cervello in fuga dall'Italia (un tempo ci chiamavano emigranti) e vivo da oltre vent'anni in Germania. Sono laureata in pedagogia sociale e lavoro da 35 anni in vari settori: insegnante, sociopedagogista, attrice e cantante, interprete e ora da sette anni lavoro come pedagogista teatrale con un metodo da me brevettato in molte istituzioni, prevalentemente scuole, ma anche carceri e centri diurni per malati di alzheimer. Gli ultimi 15 anni ho lavorato prevalentemente con immigrati e rifugiati da tutti gli angoli del mondo. Tutta la vita ho lottato per giustizia sociale, antirazzismo e solidarietà. In queste tre cose ci credo ancora e, grazie a questo blog, ci aggiungo pure antispecismo e rispetto per la natura. Ho due figli meravigliosi, che ho cresciuto da sola e una pelosa trovatella spagnola. Parlo e scrivo molte lingue, per questo mi troverete quasi sempre in funzione di traduttrice su questo blog. Un saluto da Daniela

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.