Il caso del San Raffaele: la storia e la protesta.

 

Domenica 11 febbraio abbiamo deciso di fare un’azione eclatante per dare visibilità ai luoghi in cui gli animali vengono uccisi per la vivisezione. L’attenzione generata dal “caso Green Hill” e dal “caso Harlan” va contestualizzata, indicando i tanti laboratori di tortura in cui gli animali allevati in queste fabbriche di cavie trovano sofferenza e morte. La nostra scelta è caduta su uno dei simboli della vivisezione a Milano, l’Ospedale San Raffaele, centro di ricerca in cui animali di tutte le specie vengono utilizzati quotidianamente. Un modo per aprire un dibattito sulla vivisezione negli ospedali e nelle università, e per scardinare il segreto dietro a cui vengono celati gli esperimenti.

All’interno del giardino di questo ospedale è presente un piccolo zoo, contanti animali rinchiusi in gabbia. Tra questi anche una ventina di macachi. Non sono gli stessi che vengono utilizzati in esperimenti sul cervello o di virologia nei laboratori del San Raffaele, ma sono del tutto simili, e ocmunque prigionieri di una vita senza senso in una gabbia, su un pavimento, senza aver mai sentito l’erba sotto alle zampe.

Incatenarsi alla loro gabbia è stata un’idea per attirare l’attenzione sul destino di migliaia di animali del tutto simili a loro all’interno dei centri di vivisezione.

Ore 12.45 – Tre attiviste e un attivista del Coordinamento Fermare Green Hill si sono incatenati alla gabbia dei macachi nel giardino del San Raffaele per denunciare i segreti degli ospedali milanesi: la tortura degli animali!

Ore 14.45 – Gli attivisti sono al momento ancora incatenati. Le guardie si stanno agitando e hanno già aggredito una persona per prendergli una telecamera (poco dopo restituita senza nemmeno guardarne il contenuto). I carabinieri minacciano di segare i lucchetti che i 4 hanno al collo.

Ore 15.00 – Si presenta il responsabile del centro di primatologia e dei macachi presenti nello zoo del San Raffaele, Mario Rigamonti. Il signore dice di amare tantissimo questi animali, tanto da non avere nemmeno il coraggio di farli sterilizzare. Peccato che in questo modo i macachi provenienti dalo zoo di Roma venti anni fa si siano riprodotti e continuino a fare figli, destinati ad una vita perennemente in gabbia. Il Dr. Rigamonti compie ricerche di psicologia e linguaggio su questi macachi presenti nello zoo. Nulla di cruento, ma ha partecipato anche ad esperimenti in cui delle molecole radioattive sono state inserite nel cervello di macachi per traciarne il movimento.

Ore 16.00 – La polizia comincia a cercare una trattativa. La nostra richiesta è stata quella di avere dal San Raffaele tutte le informazioni sulle sperimentazioni in corso o effettuate di recente, su quali specie animali e con quali esiti.

Ore 16.30 – Si presenta il responsabile comunicazione del San raffaele, Paolo Klun. Accetta di rispndere alle nostre domande sia in via privata che pubblicamente sul sito del San Raffaele stesso e lo comunica davanti alle nostre telecamere.

Ore 16.45 – Vista la risonanza ottenuta con l’azione, seguita da migliaia di persone  e di cui stanno ormai parlando già tutti i media, e vista la promessa pubblica di dare informazioni, gli attivisti si staccano dalla gabbia.

Presso i diversi centri di ricerca presenti all’interno del complesso San Raffaele di Milano vengono utilizzati animali come cavie da laboratorio.  Topi, ratti, conigli, pecore, maiali e anche macachi, sono utilizzati continuamente dai ricercatori di quello che è il fiore all’occhiello della ricerca medica milanese, ma nessuno dice ai ricoverati presso l’ospedale che a poca distanza dalle loro stanze vengono eseguiti esperimenti sul cervello di animali o espianti di organi.

La forza della vivisezione sta nella segretezza. Nessuno deve sapere. Questa azione è riuscita da una parte a far parlare di uno dei più importanti centri di vivisezione a Milano e dall’altra a farci ottenere, speriamo, tutte le informazioni su cosa accade al suo intenro. Un piccolo passo verso lo smantellamento del muro che difende le torture sugli animali!

In Italia ci sono ben 600 laboratori di vivisezione, di cui 130 in Lombardia. Molti di questi sono all’interno di università e perfino ospedali. Il San Raffaele non è infatti l’unico ospedale milanese a nascondere torture sugli animali, anche presso il San Paolo, il Policlinico e l’Humanitas si fanno esperimenti su diverse specie.

Dentro il fiore all’occhiello della ricerca milanese vengono condotti esperimenti su macachi, trasformati geneticamente dai ricercatori del centro in “perfetti modelli sperimentali per malattie umane”. Vengono fatti esperimenti di neurologia sul loro cervello, gli vengono iniettate sostanze nella spina dorsale per verificarne gli effetti oppure fatte abbassare le difese per ricerche sull’AIDS.

Nei centri del San Raffaele si fanno continuamente operazioni chirurgiche su maiali a cui vengono inserite valvole nel cuore o provati diversi tipi di trapianti. Topi e ratti vengono manipolati geneticamente e utilizzati in tanti tipi di esperimenti, dalla virologia all’oncologia. La lista è purtroppo molto lunga.

La fine degli animali è sempre la stessa: la morte. Poi vengono buttati nella spazzatura e inceneriti.

È ora di dire basta alla vivisezione!!

 Fonte: fermaregreenhill.net

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LadyCat

LadyCat

Amministratrice di VegAmami! Vegetariana dal 2002, volontaria in canili e CRAS per tanti anni, mamma, moglie, maestra, innamorata degli animali selvatici e della vita di campagna.

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