Lo specismo del linguaggio

Ammazzato come un cane
Trattati come bestie
Sgozzato come un maiale
Schiacciati come topi
Carne da macello

Tutte espressioni impiegate per descrivere episodi particolarmente barbari e disdicevoli quando ad essere coinvolti sono degli esseri umani. Espressioni che mi hanno sempre dato da pensare, fin da bambina. Mi chiedevo, già allora, com’è che se un essere umano viene trattato in modo indegno, viene sottoposto a terribili stenti e patisce molte sofferenze, se gli viene tagliata la gola o viene mandato a morire senza alcuna remora, tutti siamo concordi (giustamente) nel dire che sono cose terribili e inaccettabili, mentre se riguardano degli animali sembra quasi che sia normale, come tutto ciò fosse in un certo qual modo parte del loro destino?
Ho sempre avvertito una profonda ingiustizia in questo, perché credo che ogni essere vivente meriti rispetto e che ogni esistenza, umana o animale che sia, abbia valore e non vada perciò calpestata, strappata via, o trattata come cosa di poco conto. Le espressioni che ho citato sono uno dei tanti modi con cui si manifesta l’antropocentrismo, quel nostro porci al di sopra delle altre creature come fosse scontato, il normale corso delle cose.
Io invece sarei felice di vedere il giorno in cui questa concezione lasciasse il posto ad una nuova, in cui le prevaricazioni sulle altre specie cessassero, e i nostri occhi vedessero finalmente gli animali, tutti gli animali, non come esseri inferiori, sfruttabili e sacrificabili, ma come creature meravigliose, da rispettare, proteggere, di cui essere amici e a cui riservare protezione e carezze, anziché sofferenze e morte.
Un tempo in cui espressioni come quelle da me riportate non venissero usate più, e fossero ricordate con un brivido, a rammentarci di quando la sofferenza degli animali era per noi talmente ineluttabile da essere penetrata persino nel nostro linguaggio.
In attesa di quel giorno, milioni di animali continuano a vivere reclusi e sfruttati, o comunque destinati ad essere uccisi. A milioni muoiono per finire sulle nostre tavole, o impiegati nella ricerca scientifica, o ancora sacrificati in nome di antiche barbare tradizioni. Un massacro silenzioso, perpetrato giorno dopo giorno, lontano dai nostri occhi, perché la coscienza possa continuare a dormire.
Ma se, in un futuro luminoso, tutto questo sarà alle nostre spalle, ci si chiederà, come abbiamo potuto permettere che ciò avvenisse? Come abbiamo potuto lasciare che milioni di vite si consumassero in prigionia e si perdessero nell’indifferenza? Come è stato possibile che la sofferenza di tanti esseri viventi ci abbia lasciato dormire tranquilli, come se non ci riguardasse?
Domande che dovremmo porci anche, e soprattutto, oggi, perché una delle cose peggiori è l’abitudine all’ingiustizia e alla barbarie, contro chiunque siano perpetrate.
Cerchiamo di avere almeno un pensiero per quegli animali, e anche solo un piccolo gesto, che, nel nostro piccolo, ci possa contrapporre alla comune indifferenza. Se vogliamo dirci davvero umani, dobbiamo loro almeno questo.

Fonte: Come un animale

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