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Filariosi cardio-polmonare negli animali domestici.

L’agente eziologico responsabile della filariosi (o più correttamente dirofilariosi) che colpisce numerosi animali sia domestici che selvatici è la Dirofilaria immitis, un verme nematode che può raggiungere dimensioni anche notevoli (12-17 cm nel maschio e 25-32 nella femmina).

Ciclo vitale

Il ciclo vitale di questo parassita è di tipo indiretto: il contagio da un soggetto malato ad uno sano non avviene direttamente, ma necessita di vettori (in questo caso le zanzare appartenenti al genere Culex, Aedes ed Anopheles) che fungono da ospiti intermedi all’interno dei quali la filaria completa il suo ciclo passando dallo stadio L1 (microfilarie) allo stadio L3 all’interno dell’intestino; dall’intestino poi le filarie migrano alle ghiandole salivari e, durante il pasto di sangue, sono iniettate dalla zanzara nell’ospite definitivo (cane, gatto, furetto ecc.). Nell’ospite definitivo la filaria allo stadio L3 si localizza nel tessuto sottocutaneo dove matura poi al L5; quest’ultimo stadio penetra nel sistema venoso e raggiunge l’arteria polmonare dove si localizza e completa la maturazione raggiungendo lo stadio adulto.
I maschi e le femmine adulte si accoppiano e rilasciano in circolo altre microfilarie che migrano verso sangue e tessuti per essere poi risucchiate durante il pasto di sangue da altre zanzare nelle quali completano il ciclo.

Sintomatologia La sintomatologia dipende soprattutto dal grado di infestazione, cioè dal numero di filaria presenti.

  • cane: i segni clinici possono essere raggruppati in: lievi o subclinici (pochi vermi che possono essere tollerati senza segni clinici evidenti, condizioni del cane normali), moderati (lieve intolleranza all’attività fisica, tosse sotto sforzo, condizioni del cane buone/discrete, eventualmente pallore delle mucose), gravi (aumento della frequenza respiratoria a riposo, tosse regolarmente presente, intolleranza all’attività fisica, calo ponderale e scandimento delle condizioni generali, pallore delle mucose con grave anemia). Si può avere poi la sindrome della vena cava dovuta all’improvviso spostamento di un gruppo di parassiti intorno all’arteria polmonare, nel ventricolo e nell’atrio destri; i vermi possono muoversi avanti ed indietro attraverso la valvola tricuspide causando insufficienza valvolare, l’insorgenza è acuta, il cane è anoressico, debole e dispnoico, c’è insufficienza cardiaca, urina rossa, soffio sistolico destro, anemia e pallore delle mucose, disfunzione epatica e renale, vomito. All’esame radiografico si rilevano dilatazione del cuore destro, dilatazione dell’arteria polmonare, infiltrato perivasale all’interno del tessuto polmonare e, alla fine, evidenza di tromboemboli polmonari
  • gatto: rispetto al cane è un ospite più scadente e le infestazioni riguardano solo pochi parassiti. I segni clinici sono svariati e si osservano generalmente quando i vermi raggiungono per la prima volta il cuore o quando muoiono. I segni possono essere subclinici (l’animale non mostra segni di infestazione se non quando si verifica un evento acuto es. un’embolia polmonare associata alla morte di un verme; si osservano tachicardia, vomito e/o diarrea, cecità se si verifica una migrazione aberrante) o cronici (calo ponderale, depressione, tosse, dispnea, vomito). I reperti radiografici sono poco utili alla diagnosi.
  • furetto: anche il furetto è ospite della Dirofilaria immitis; questa specie, però, non tollera l’infestazione che è infatti considerata letale. È quindi importante proteggere dalle zanzare i furetti che vivono nelle aree endemiche e prendere in considerazione la profilassi della dirofilariosi.

Filariosi nell’uomo Gli esseri umani non sono buoni ospiti per la dirofilaria, ma non è raro riscontrare sierologicamente l’infestazione nelle aree endemiche. In alcuni individui si verificano migrazione e sviluppo di vermi con o senza segni clinici La localizzazione più comune è a livello polmonare dove causano lesioni visibili radiograficamente; può essere asintomatica o manifestarsi con tosse e dolore toracico. I cani infestati non presentano un pericolo diretto per gli umani e per gli altri animali, ma costituiscono un serbatoio di microfilarie disponibili per le zanzare.

Diagnosi La diagnosi è semplice e veloce e si basa su un test sierologico fatto su un piccolo prelievo di sangue; tale test è in grado di svelare la presenza di adulti a livello cardiaco, ma non rileva la presenza di microfilarie (devono passare almeno 6 mesi dalla puntura del vettore affinchè il test possa risultare positivo e, proprio per questo, è bene effettuarlo ad inizio primavera, prima di iniziare la profilassi annuale). Il test andrebbe fatto ogni 2 anni in modo tale che, se il cane risulta positivo, si procede con la terapia, mentre se risulta negativo si inizia la profilassi (questa ha senso solo se fatta su cani sani e negativi al test).

Profilassi Per evitare che gli animali domestici vengano infestati da questo nematode possono essere messi in atto una serie di accorgimenti che comprendono una prevenzione farmacologica a base di lattoni macrociclici e una riduzione dell’esposizione al vettore; ovviamente la seconda opzione, da sola, non è sufficiente a tutelare l’animale.

  1. prevenzione farmacologica: si possono usare
    • tavolette e compresse appetibili: si somministrano una volta al mese, da aprile-maggio fino a novembre compresi; hanno azione retroattiva (uccidono le eventuali microfilarie inoculate nei 30 gg precedenti la somministrazione).
      Tra i farmaci più usati ci sono Cardotek (unico registrato per il furetto), Filarive, Sentinel, Interceptor, Milbemax, Guardian.
      N.B. i farmaci a base di ivermectina (Cardotek e Filarive) sono tossici per i Collie e per i loro incroci!
    • fialette spot-on: si applicano sulla cute tra le scapole una volta al mese; tra le molecole disponibili ci sono Stronghold, Advocate, Advantix (azione solo repellente nei confronti delle zanzare).
      N.B. advocate è tossico per i gatti!
    • iniezioni: l’unico farmaco iniettabile è il Guardian; una sola iniezione protegge l’animale per tutto l’anno
  2. riduzione dell’esposizione al vettore: tenere l’animale al chiuso al crepuscolo e la notte (la zanzara tigre, però, è attiva anche di giorno), evitare di soggiornare nelle aree endemiche nel periodo di attività delle zanzare, usare repellenti ambientali (spray e piastrine) ricordandosi di areare gli ambienti prima di farvi soggiornare gli animali

Terapia degli animali infestati
Nel cane esistono 2 tipi di terapia; la scelta è fatta in base alle condizioni di salute dell’animale.
Se le condizioni sono buone si utilizza la melarsomina, un farmaco derivato dall’arsenico che uccide le filarie adulte presenti nel cuore; si eseguono 2 iniezioni intramuscolari a distanza di 24 ore una dall’altra.
Nei cani in cui le lesioni causate dalla filaria sono avanzate ed il rischio di complicanze è più elevato si preferisce fare una sola iniezione e, dopo un mese, si eseguono altre 2 iniezioni a intervalli di 24 ore; questo permette di eliminare i parassiti in modo più graduale, consentendo all’organismo di recuperare meglio.
Nelle settimane successive il cane deve stare in assoluto riposo, per permettere all’organismo di eliminare i parassiti morti senza che si creino complicazioni (i frammenti di vermi morti possono ostruire i vasi e causare emboli).
Un secondo tipo di terapia, più recente, consiste nell’associare un antibiotico ed un antiparassitario; questo tipo di terapia si prolunga per più tempo, ma è meno pericoloso per la salute del cane, e si impiega nei soggetti a rischio.
Nel gatto la terapia comporta una percentuale di rischio molto più elevata che nel cane; inoltre il farmaco usato nel cane può più facilmente avere effetti tossici per il gatto, quindi se non sono presenti sintomi, spesso si preferisce non intervenire e aspettare la morte spontanea dei parassiti, che nel gatto vivono al massimo 2-3 anni.
Durante questo periodo vanno eseguiti controlli sullo stato di salute con radiografie del torace ogni 6-12 mesi circa; se si osservano segni di lesioni polmonari si interviene somministrando piccole dosi di farmaci antinfiammatori.
Nel frattempo si attua la prevenzione, in modo che il gatto non acquisisca nuovi parassiti.


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