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Vox populi: No alla vivisezione.

GEAPRESS – Green Hill e le sue vittime da “sacrificare” sono state  l’emblema di tutta la manifestazione. Hanno rappresentato l’esempio più diretto di un mondo animalista solo apparentemente fermatosi nella disfatta dell’otto settembre.

Vedremo nei prossimi mesi come questa energia saprà organizzarsi, ma intanto è chiaro che l’antivivisezionismo non è morto. Non lo è mai stato. Ognuno di noi potrà riconoscersi nei volti di tutti i partecipanti. Ieri in piazza c’era chi non ha mai smesso di indignarsi, ed ha continuato a marciare dando vita, come scrive Leonora Pagliucci nel resoconto “in diretta” del corteo, ad una manifestazione che così a Roma se ne era persa memoria.

Chiudiamo una pagina brutta facendo però tesoro dell’esperienza. Apriamone un’altra ed andiamo avanti. Potrà essere un percorso valido la legge nazionale che dovrà recepire la “nuova” Direttiva? Senz’altro. Se in Italia c’è finanche chi i randagi vorrebbe per legge bruciarli, gasarli o abbatterli a fucilate, basterebbe addirittura la modifica di una virgola nella legge sul randagismo e per loro si potrebbero rendere disponibili i lettini di contenzione dei vivisettori.

Non scordiamoci però che alle lobby del farmaco è convenuto minacciare di andarsene dall’Europa. Se l’Europa del Trattato di Lisbona ha concesso agli Stati membri, una notevole libertà legislativa, rischiamo che gli stabulari della vivisezione si trasferiscano in paesi dell’Unione dove, notoriamente, con gli animali qualche problema, più che da noi, esiste.

Si deve ripartire dall’Europa. Si deve ripartire determinati, cocciuti nella legalità. Occorrono discorsi schietti e dirompenti e tanto per non concedere facili argomenti a chi distrugge tutto in politica, citiamo ad esempio due voci di opposte sponde. Il Ministro Michela Brambilla, che dice a tutti che la vivisezione (come la caccia, i circhi e via discorrendo) è  crudele e l’On.le Sonia Alfano la cui intervista schock rilasciata a GeaPress (vedi articolo) nessuno è riuscito ancora in un sol punto a smentire. Sarà la petizione da un milione di firme come suggerisce l’On.le Alfano? Si vedrà anche questo. Ripartiamo da quello che abbiamo. Ieri, intanto, è successa una cosa che c’eravamo veramente scordati di vedere.

Resoconto dal Corteo:

È stato un successo, nelle parole degli organizzatori e di molti tra le migliaia di persone giunte a Roma ieri pomeriggio, il corteo lanciato per chiedere la chiusura dell’allevamento di beagle Green Hill e diventato a tutti gli effetti un no corale alla sperimentazione animale e alla nuova Direttiva europea che ne ribadisce la centralità per la ricerca scientifica.

15.000 i partecipanti secondo alcune delle associazioni presenti, circa 5.000 secondo la Questura: quel che è certo è che una manifestazione animalista di queste dimensioni le piazze di Roma non se la ricordavano proprio.

Non solo a Roma, per altro. A Parigi la Coalition Anti Vivisection ha marciato fin sotto la Facoltà di Medicina, dirigendosi poi verso il Parlamento francese.

Molte manifestazioni anche in altre città italiane. A Catania un migliaio di volontari hanno formato il corteo che dalle 19.00 ha iniziato ad attraversare il centro cittadino.

I riflettori accesi sulla direttiva, e la facilità con cui le notizie circolano in internet fuori dai canali di informazione ufficiale, hanno fatto sì che oltre a un buon numero di attivisti impegnati nella campagna contro l’unico allevamento che in Italia vende cani per la sperimentazione, tantissime persone siano scese in piazza perché venute a conoscenza della realtà della sperimentazione animale solo in seguito al voto europeo e si siano sentite per questo in dovere di esprimere il proprio sdegno e la propria contrarietà.

Ma ciò che più colpisce è la chiarezza con cui i manifestanti hanno contestato la vivisezione nella sua validità scientifica: con decine di slogan e di cartelli si sono reclamati metodi sostitutivi e denunciate le ragioni esclusivamente economiche che ancora sostengono il ricorso agli animali nella ricerca.

C’è chi, come Pierpaolo R., di Roma, intervistato da Leonora Pigliucci di Geapress, ha puntato il dito contro l’avallo culturale che permette alle lobby farmaceutiche di imporre le proprie condizioni in barba a tutte le motivazioni etiche e ha tirato in ballo l’“assordante silenzio” del Vaticano, che con una sola parola in difesa delle martoriate vittime del business della vivisezione potrebbe rimetterne in discussione le sorti.

Non sono mancati nemmeno rappresentanti del mondo accademico, come Francesca R., ricercatrice in bioetica di un’importante università privata, che ha lamentato il fatto che negli stessi comitati etici delle università i diritti degli animali non siano considerati tema rilevante e che questi istituti non si occupino nemmeno di fornire adeguata informazione agli studenti sul loro diritto all’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale.

Tra i manifestanti a Roma era presente anche l’organizzatore del contemporaneo corteo parigino, Adrien Evangelista della Coalition Anti Vivisection: in Francia i partecipanti al corteo sono stati molti di meno che a Roma – ha spiegato, poiché sul tema della vivisezione nel nostro Paese esiste pochissima informazione. Da ora in avanti però dovremo coordinare le proteste tutti insieme e muoverci a livello europeo visto che le sorti dei nostri animali sono unite da questa pessima direttiva. Una norma che arriva ad offendere la dignità delle persone malate e degli animali usati nei laboratori tanto da non porre come obbligatorie metodologie moderne e efficacissime come la bioinformatica (che usa tessuti umani e modelli computeristici) che dà risposte veloci e univoche, in favore della vivisezione che di fatto blocca il progresso della scienza.

Un inganno che, ha urlato la piazza, non può durare ancora a lungo.

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