Vegan: la mia vita fatta di rinunce (di L. Gullo).

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Quanto segue è un articolo scritto da Luca Gullo. Se anche tu vuoi contribuire con un articolo, scrivi a vegamami@altervista.org oppure mandami un messaggio privato su facebook.

Quando si parla di veganismo, bastano pochi minuti perchè si materializzi il concetto di rinuncia. Qualunque scelta passa in secondo piano, offuscata dalla rinuncia a cui ha dato luogo.

Nella visione distorta di libertà moderna, quello che escludi è più importante di quello che scegli secondo un ponderato atto di volontà.

A questo punto ho deciso di fare una lista di alcune cose a cui ho deciso di rinunciare nella mia vita:

  • Ho rinunciato ad avere un’alimentazione basata sui consigli per gli acquisti.
  • Ho rinunciato ad alimenti killer come carne, pesce, uova, latte e derivati.
  • Ho rinunciato ad aumentare le mie probabilità di avere malattie croniche, problemi cardiovascolari, tumori e ictus.
  • Ho rinunciato a mangiare cibi il cui sapore viene creato in laboratorio al solo scopo di essere percepiti come “buoni”.
  • Ho rinunciato all’idea che le proteine siano l’unico aspetto da tenere in considerazione quando parli di alimentazione.
  • Ho rinunciato all’idea che le uniche proteine utili siano quelle di derivazione animale.
  • Ho rinunciato all’idea che il latte faccia bene alle ossa.
  • Ho rinunciato ad una dieta ricca di colesterolo.
  • Ho rinunciato ad alimentarmi di carne imbottita di antibiotici, integratori, ormoni, diserbanti chimici e del cocktail velenoso che ne viene fuori.
  • Ho rinunciato all’idea che l’uomo sia un carnivoro.
  • Ho rinunciato a sovvenzionare gli allevamenti intensivi, che sono una delle principali cause di inquinamento e disboscamento nel mondo.
  • Ho rinunciato all’emissione di 36 kg di CO2  per ogni kilo di carne prodotta.
  • Ho rinunciato ad una dieta in cui servono più di 10.000 litri d’acqua per produrre un kilo di carne.
  • Ho rinunciato ad una dieta in cui servono 750 litri d’acqua per produrre un litro di latte vaccino.
  • Ho rinunciato ad una dieta che, solo negli USA, produce 40.000 kg di escrementi al secondo, che distruggono il suolo ed inquinano l’aria.
  • Ho rinunciato all’idea che usare lampadine a basso consumo salverà il mondo dall’inquinamento.
  • Ho rinunciato ad una dieta che sta trasformando mari e oceani in deserti acquatici privi di vita.
  • Ho rinunciato ad una dieta che soddisfi l’avidità di pochi a discapito della necessità di molti.
  • Ho rinunciato ad una dieta che può sfamare solo 2 miliardi di individui.
  • Ho rinunciato all’idea che è meglio usare i vegetali per allevare animali, piuttosto che sfamare direttamente le persone.
  • Ho rinunciato all’idea che la fame nel mondo non abbia soluzione.
  • Ho rinunciato ad essere complice dell’uccisione di più di 50 miliardi di animali ogni anno.
  • Ho rinunciato all’idea che gli animali non soffrano negli allevamenti.
  • Ho rinunciato all’idea che gli animali non abbiano paura di morire.
  • Ho rinunciato all’idea che un vitellino non abbia bisogno di sua madre già dalle prime ore della sua vita.
  • Ho rinunciato ad una dieta che costringe le galline a vivere in gabbie soffocanti.
  • Ho rinunciato a credere che la vita di un cane sia migliore di quella di maiale.
  • Ho anche rinunciato all’idea che un cane sia piu’ intelligente di un maiale.
  • Ho rinunciato a credere che un pesce non soffra solo perchè non riesce a gridare.
  • Ho rinunciato all’idea che se qualcosa è gustoso, vale la pena ucciderlo.
  • Ho rinunciato a credere che la vita di un animale non valga quanto quella di un uomo.

La lista delle mie rinunce in realtà continua, se chi legge è un vegano lo saprà di sicuro ma se non lo fosse spero che abbia la curiosità e la voglia di andarlo a scoprire.

Io sono consapevole di ciò che voglio, e tu?


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3 pensieri su “Vegan: la mia vita fatta di rinunce (di L. Gullo).

  1. antonella tomassiniantonella tomassini

    anch’io sono vegan ma non vedo la mia vita fatta di rinunce, per me rinunciare comporta una sofferenza, io non ho fatto nessuna rinuncia, ho scelto, scelto di star bene. non vedo il tutto come una rinuncia anzi sono lieta di aver capito di non essere carnivora. ;-)

    RispondiRispondi
  2. Daniela

    Ciao a tutti. Non mi sembra che Luca parli di rinunce in senso negativo, anzi, in ciascuna rinuncia – come la definisce – vedo piuttosto una scelta in direzione di uno stile di vita consapevole e sostenibile.
    Sono vegetariana, quasi vegana, la nostra battaglia per un mondo antispecista è difficilissima, basta guardare un po’ fuori dal nostro ambiente e ci sentiamo degli extraterrestri.
    Ciò che più mi ferisce è l’indifferenza verso gli altri esseri senzienti, perché se mai fosse vero che noi siamo più intelligenti, ebbene, questo dono dovrebbe darci maggiori doveri (di protezione, fratellanza…) invece che diritti su di loro.
    Nessun animale è malvagio come noi umani. Daniela

    RispondiRispondi
  3. LadyCatLadyCat Autore articolo

    Avete ragione ;-)
    Il termine rinuncia, infatti, è usato in senso provocatorio…per far riflettere sul fatto che non è assolutamente una privazione!

    RispondiRispondi

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