Riflessioni personali. Risposte alle domande degli onnivori.

Sul mio blog e su facebook spesso parlo della scelta veg*. E, ogni volta, puntualmente, saltano fuori i soliti commenti: eh, ma anche le piante soffrono“, “ma sono i metodi di allevamento ad essere sbagliati”, “io amo gli animali ma non riesco a dir di no al prosciutto”, “mangiare carne è naturale”, “l’uomo è onnivoro”, ecc, ecc, ecc…

Chi è veg* sa bene di cosa parlo. E sa bene che rispondere a commenti del genere dà il via a discussioni infinite in cui ci si accanisce, ognuno dalla sua parte, per dimostrare di “avere ragione”. Chi si sente chiamato a difendere gli animali, chi cerca di giustificare la propria scelta.

Non ho la fortuna di esser nata vegetariana. Per diciassette anni della mia vita ho contribuito all’uccisione di animali. Quindi so cosa vuol dire mangiare carne. Vorrei, per questo, mettermi – per una volta – dalla parte degli onnivori, e provare a interpretare il loro punto di vista e dare delle risposte sintetiche e personali alle questioni che spesso vengono poste.

Di incoerenze al mondo ce ne sono tante, troppe. E io, con la mia fan page su facebook, ne ho sfruttata una: chiamando la pagina “Amami!” e inserendo la foto di una giovane fochina dagli occhioni grandi, ho voluto “reclutare” chi si sente vicino agli animali, non solo cani e gatti, e sente di “amarli”. Ma anche chi, tante volte, ad “amore” fa corrispondere ipocrisia.

Infatti, il mio titolo, “Amami!”, nasconde pensieri e riflessioni ben più profondi del semplice “amore” (troppo spesso se ne parla, nessuno sa cos’è…). Il pensiero che voglio trasmettere nel gruppo è, in sostanza, questo: “Ami” gli animali? Rispettali.

Da questo deriva tutto il resto: non ucciderli, non mangiarli, non usare la loro pelle o la loro pelliccia, non abbandonarli, non girarti quando qualcuno li maltratta, non trattarli come cose, non commerciarli, ecc…

Però, fra tutte queste azioni “buone” nei confronti degli animali, quella che incontra la maggior resistenza è “non mangiarli”. Allora mi sono chiesta: perchè?

Per cominciare a darmi una risposta attingo dal libro di Jonathan Safran Foer (“Eating Animals”, tr. it. “Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali?”). Nel libro l’autore parla della figura della nonna, che in tempi di guerra soffrì la fame. Dice: «Il cibo, per lei, non è cibo. È terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore. Come se i frutti che ci offriva continuamente fossero colti dai rami distrutti del nostro albero genealogico.»

Primo scoglio: l’amore che c’è dietro al cibo.

Da questo passaggio deduco, come è già ben noto, che mangiare non è semplicemente un bisogno fisico. C’è dell’altro. Il cibo ci vien dato, fin dalla più tenera età, dalle persone che più ci amano. Viene prodotto o scelto da loro, e sono loro che continuano a fornirlo per un buon numero di anni. Quindi, in un certo senso, mettere in discussione ciò che amorevolmente ci viene offerto, è come mettere in discussione parte del loro amore: come potrebbero mai volerci dare cibi che comportano malessere e sofferenza (nostra e degli altri animali)? Questo, il primo scoglio.

Come superarlo? Quando un figlio diventa veg*, la prima preoccupazione del genitore ricade subito sulla salute: sarai sano lo stesso? Ogni genitore ama il proprio figlio e vuole il meglio per lui. Ma a volte un figlio sceglie di agire in modo differente dal genitore. L’intelligenza sta nel sottolineare che non si rifiuta quanto è stato fatto fino a quel momento, ma si ringrazia e si prosegue in autonomia, con profondo rispetto. Quindi: continuiamo ad amare i nostri genitori e a ringraziare per quanto amorevolmente ci hanno nutrito, ma proseguiamo secondo un’idea diversa e maturata personalmente. Un’idea, che nella maggior parte dei casi, è intima e profonda.

Secondo scoglio: la vista. Nella società delle apparenze.

Sapere che la fetta di prosciutto che si mette dentro al panino è una fettina sottile della coscia del maiale, non è cosa immediata. Un bambino non lo sa. Non può saperlo, a meno che non gli venga detto. Ma sono pochi i genitori che portano i propri figli davanti ad un maiale e dicono: il prosciutto è una delle sue cosce. Queste informazioni vengono sottointese, mai esplicate chiaramente. Ad una certa età si ha l’intuizione sufficiente per ricondurre un prodotto alla sua materia prima, ma questo passaggio rimane latente. Lo stesso discorso, rafforzato, è valido per tutti quei prodotti “pronti” che hanno tanto successo nella nostra società occidentale: varie panatine, crocchette, polpettine, ecc. Hanno sembianze che tutto fanno pensare, tranne che a pezzetti di animali. Già a partire dai colori e dalle forme. Perchè? Beh, se vediamo un trancio di carne rossa di sangue e in brandelli (come naturalmente sarebbe dopo la macellazione), più difficilmente saremmo invogliati ad avvicinarci a quel cibo.

Come superare questo scoglio? Con l’esercizio. Ovvero: cominciare a memorizzare mentalmente l’immagine della “materia prima” (il nostro maialino, il polletto, il vitellino o qualsiasi altro animale diciamo di amare tanto) e associarlo a quel prodotto finito. Leggere le etichette, sempre: i prodotti animali (o derivati) spesso sono ingredienti di alimenti che, “a logica”, non dovrebbero contenerne (lo strutto nel pane o nella pizza, la gelatina nelle caramelle, ecc).

Terzo scoglio: l’abitudine.

Aprire una scatoletta di tonno, prendere la pizza “prosciutto e funghi”, e tante altre cose, sono abitudini che nel corso degli anni si consolidano. Occorre uno sforzo per cambiare: da gesti automatici dobbiamo trasformare le nostre abitudini in gesti consapevoli. Come fare? Cominciando dalle cose semplici: i piatti della nostra tradizione mediterranea sono già naturalmente veg* (pasta al pomodoro e basilico, zuppe di cereali e legumi, insalate di verdura, semi, e frutta secca…). Nei piatti in cui, invece, ci sarebbe la carne, prova a sperimentare i sostituti a base di seitan o di soia. E poi, per i pasti veloci, puoi comprare i prodotti “pronti” a base vegatale: veg-burger, affettati vegetali (muscolo di grano) e così via. Fare la spesa è un’abitudine: si guardano sempre i soliti scaffali e si comprano sempre le solite cose. Comincia ad esplorare bene i reparti del supermercato, frequenta supermercati diversi, acquista on line! Cambiare abitudine è possibile!

Ultime riflessioni.

Eliminare i prodotti animali dal proprio piatto non è una scelta estremista, come tanti pensano. Oltre ad essere molto semplice, naturale e salutare, è anche un gesto d’amore profondo. Sii coerente con te stesso: se senti di amare gli animali, se pensi che ogni creatura vivente abbia diritto di vivere la propria vita, se il tuo amore non si ferma al “cucciolino tenero”…diventa veg*!

Se non vuoi diventare veg*, se non sei ancora pronto, non commentare dicendo “io mangio poca carne” o “Anche i vegetali soffrono” o “Sono i metodi di allevamento ad esser sbagliati”. Cosa significa? “Io uccido poco, quindi va bene”? o “Tu non mangi carne ma sei colpevole della sofferenza dei vegetali”? o “Bisogna fare una carezza al vitello prima di ucciderlo”? Questo sono scuse. Rifletti e matura una posizione consapevole. Abbatti le tue barriere mentali, distruggi le tue abitudini. Pensi che sia giusto mangiare carne, perchè per anni ci hanno detto che “l’uomo è onnivoro”? Informati, non sempre le teorie che ci insegnano a scuola sono aggiornate: anche i professori sono abitudinari e preferiscono usare il “loro vecchio libro”. Pensi che i veg* siano una piccola minoranza, quindi credi che siano in torto? Pensaci: le multinazionali guadagnano milioni sfruttando l’uccisione degli animali…credi che sarebe conveniente per loro lasciare che si diffonda uno stile di vita eco-compatibile e rispettoso per gli animali?

Mangiare carne non è necessario per l’uomo. Cosa aspetti? Togli la sofferenza dal piatto!

Silvia Lc


PS: in realtà siamo vegetariani non perchè amiamo gli animali, ma perchè odiamo a morte i vegetali!!! 😛

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LadyCat

LadyCat

Amministratrice di VegAmami! Vegetariana dal 2002, volontaria in canili e CRAS per tanti anni, mamma, moglie, maestra, innamorata degli animali selvatici e della vita di campagna.

4 thoughts on “Riflessioni personali. Risposte alle domande degli onnivori.

  • 10 ottobre 2010 at 17:13
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    Ottimi spunti di riflessione.
    Nella mia (breve) vita da vegetariano mi capita spesso di parlare con persone della mia scelta e ho notato come non sono disposti a capire le ragioni profonde della nostra scelta ma solo a coglierne le presunte incoerenze ed a farci cadere in fallo. Le argomentazioni sono poi molto “singolari”: vanno dalla sofferenza dei vegetali, alla dieta squilibrata, al fatto che non dovrei dar da mangiare carne al mio cane ma se non lo faccio allora stravolgerei la sua natura. L’ultima che ho sentito è che si mangiano animali come le mucche, galline, maiali, perchè sono animali fatti per vivere in cattività e morirebbero sicuramente se inseriti sul territorio. Non solo, ma gli animali rimessi in libertà altererebbero anche le nicchie ecologiche e i biosistemi del posto in cui andrebbero a vivere.
    Spiegare questa scelta non è semplice, io non rinuncio mai a farlo, ma il fatto è che la gente non vuole capire. O forse capisce ma non ha la volontà di reagire e cambiare il proprio stile di vita.

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  • LadyCat
    10 ottobre 2010 at 20:50
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    Uuuh, già, già…”gli animali fatti apposta per esser magiati” mi era sfuggita! Scriverò in proposito, grazie per avermelo ricordato!
    Non mollare, buona vita da veg* 😉

    RispondiRispondi
  • 20 ottobre 2010 at 11:13
    Permalink

    Ma io ho una domanda molto sincera da fare:

    Staff: Continua qui!

    Bye
    Anto

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