Il consumo di carne non è un successo evolutivo.

Pur sognando di vivere in un Pianeta Verde e nel frattempo desidero, forse utopicamente, una convivenza rispettosa tra persone diverse tra loro per  cultura, stile di vita, stile alimentare,  continuano ad incuriosirmi le diatribe tra onnivori e vegetariani/vegani, specialmente quando sono “esperti del settore” a pronunciarsi.

Riposto di seguito un articolo di Andrea Romeo letto sul sito Il cambiamento dal virtuale al reale il cui titolo è: Consumo di carne? Non è un successo evolutivo.

Ma per capire meglio proseguiamo nella lettura.

Mentre aumenta il numero di persone che si avvicinano al veganismo, i mass media continuano a promuovere una dieta che includa alimenti di origine animale. Una vera e propria apologia della carne è ad esempio quella contenuta in un articolo recentemente pubblicato su L’Unità e al quale ha risposto il dottor Vincenzino Siani, presidente della Società Italiana di Nutrizione Vegetariana, smontando la teoria del “successo evolutivo dei carnivori”.

È in continuo aumento il numero di persone che sempre più si avvicinano al veganismo, stanche delle menzogne raccontate in ambito alimentare dai media e da quei medici nutrizionisti che, per chissà quali ragioni, vorrebbero che ingurgitassimo quantità industriali di carne e derivati come fonti principali di calcio per evitare che ci si  spezzi un femore da un momento all’altro (per dirne una).

Così mentre da un lato sempre più gente prende le distanze dal ‘senso comune’ che ci vorrebbe ‘onnivori’, poiché stanca della violenza recata ad altri esseri viventi per futili motivi culturali, dall’altro lato sembrerebbe che questa ‘piccola rivoluzione’ a qualcuno non vada proprio a genio. Abbiamo assistito agli esilaranti  attacchi della Rai ai ‘veganiani’ attraverso i suoi ‘vassalli’, e adesso anche le testate giornalistiche nazionali lasciano carta bianca ai loro giornalisti sull’argomento, a prescindere dalle loro reali conoscenze scientifiche in ambito nutrizionale, specialmente riguardo al veganismo che si sa, in certi ambienti, è diventato una specie di ‘Barone Rosso’, un nemico da abbattere a qualunque costo.

Così un tale importante dibattito da cui dipendono le vite di milioni di esseri viventi (umani, animali e perché no, anche vegetali), viene affrontato in modo superficiale quando non addirittura del tutto aleatorio. Succede che se il giornalista  – o lo scienziato – di turno è un amante della bistecca, l’uomo si trasforma magicamente in un ‘carnivoro’, magari estrapolando arbitrariamente frasi da una ricerca scientifica trovata in rete, ed interpretando i dati a proprio piacimento condendoli con un po’ di retorica. Se invece a scrivere è un proselita della vecchia dieta mediterranea, ecco allora che lo scrittore  predica l’onnivorismo. Infine, se a scrivere è qualcuno che rispetta la vita degli altri animali (e quindi un veg*ano), ecco che viene fuori che mangiar carne sia innaturale, sacrilego e l’uomo diventa di colpo un frugivoro.

A quanto pare il nostro essere carnivori, onnivori o frugivori è determinato dallo stato d’animo soggettivo di chi scrive più che da una certezza scientifica, e sembra dipendere interamente dai gusti culinari di questi. È così che i lettori si ritrovano in uno stato confusionale perpetuo e invece di ricevere informazioni sugli alimenti che dovrebbero essere più o meno adatti alla loro salute (e a quella degli animali che arriveranno nei loro frigoriferi), finiscono per ‘raccogliere farfalle’ per poi seguire il buon e vecchio ‘senso comune’ spesso personificato dalla TV e dai suoi “consigli per gli acquisti”, o peggio da idee sbilenche provenienti da tradizioni basate più sul mito che altro, e spesso obsolete.

Insomma, non è chiaro se i media vogliano informare (cosa che dovrebbe essere il loro obiettivo principale) o se intendano invece confondere le idee pubblicando articoli ora pro-vegetarismo ora contro, di proposito in modo del tutto casuale, onde mantenere lo status quo.

Eppure i dati sulle potenzialità della dieta vegana come alternativa per una vita più salutare, meno efferata ed invasiva ci sarebbero eccome! In Italia abbiamo la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana che annovera illustri nomi tra le sue fila: scienziati e ricercatori che da anni studiano il veganismo in tutti i suoi aspetti da un punto di vista rigorosamente scientifico, e che ci forniscono dati certi sul fatto che una dieta vegana possa essere adatta all’uomo in tutte le sue fasi di vita (se non addirittura più salutare di quelle ‘tradizionali’), oltre al fatto che mangiar pollo fritto o formaggio siano pratiche assolutamente superflue e culturali, e che quindi nutrirsi di altri animali non è che una abitudine indotta. Ma questo a molti non basta.

Nonostante l’evidente dato che vuole che i vegetariani dalla nascita crescano in forma e in salute in molti casi anche superiore a quella degli ‘onnivori’, osserviamo vere e proprie ‘cacce alle streghe’ nei confronti dei vegani, spesso solo perché, come detto, allo ‘scrittore di turno’ piace il prosciutto e dunque si sente in dovere di giustificare in qualche modo la sua abitudine, dato che tale è il nutrirsi di altri animali e dei loro ‘derivati’, più che una necessità fisiologica vera e propria.

L’ennesimo esempio lampante di questa situazione ci viene fornito dalla testata giornalistica L’Unità. Il 3 maggio del 2012, il dottor Fabio Perelli pubblica sullo spazio riservato alla Scienza nell’edizione per il web un breve articolo dal titolo Il successo evolutivo dei carnivori. Secondo Perelli “Il successo evolutivo e il forte sviluppo demografico della nostra specie sono legati all’acquisizione della dieta carnivora”.

Il dottor Perelli si rifà ad uno studio dal titolo Impact of Carnivory on Human Development and Evolution Revealed by a New Unifying Model of Weaningin Mammals, pubblicato il 18 aprile 2012 sulla rivista scientifica Plos one, a firma di Elia Psouni, Axel Janke e Martin Garwicz. Ovviamente la cosa non poteva passare inosservata, anzi la risposta da parte dei ricercatori veg*ani è immediata.

A prendersi la briga di controbattere alle affermazioni del dottor Perelli è il dottor Vincenzino Siani, laureato in Medicina e Chirurgia e in Scienze Naturali, con una laurea specialistica in Scienze della Nutrizione e docente in Ecologia della Nutrizione, oltre ad essere presidente della Società Italiana di Nutrizione Vegetariana. Nella sua lettera inviata alla redazione del giornale L’Unità contro il fazioso articolo di Perelli, il dottor Siani esordisce affermando che “Il consumo di carne non è certo quello che ha determinato l’evoluzione umana”. Quindi continua evidenziando il grave errore ‘interpretativo’ del dottor Perelli in quanto gli stessi autori della ricerca scientifica da quest’ultimo citata, nel loro paper, affermano testualmente che “Tuttavia, l’impatto specifico del carnivorismo sull’evoluzione umana, sulla storia della vita e sullo sviluppo rimane controverso”.

Alla luce di ciò, come si spiega che mentre la ricerca scientifica citata dal dottor Perelli nel suo articolo su L’Unità sia molto prudente nell’affermare certe dichiarazioni, il dottor Perelli invece scrive con assoluta certezza che la carne sia stata determinante nella nostra evoluzione? Sembrerebbe che il dottor Perelli abbia delle certezze che gli scienziati da lui citati non hanno, oppure che abbia in realtà interpretato i dati a suo piacimento per ragioni che a noi restano ignote.

Il dottor Siani ci spiega inoltre che “sappiamo bene che i nostri predecessori si nutrivano anche di cibi animali rappresentati, nel caso di Homo habilis, da insetti e invertebrati casualmente presenti su rami, fiori, frutta e semi che costituivano la quasi totalità della sua dieta; successivamente i rappresentanti del genere Homo cominciarono ad approfittare delle carcasse abbandonate sul terreno dai predatori: in tali contesti, comunque, i consumi carnei erano rari, casuali, occasionali e discontinui e non potevano in nessun caso costituire una fonte di nutrienti capace di incidere in modo tale da indirizzare la nostra evoluzione”.

“Con lo sviluppo dell’attività di caccia – continua Siani – la disponibilità di risorse alimentari di natura animale andò, ovviamente, crescendo; tuttavia i cibi vegetali rimasero la base fondamentale della dieta degli appartenenti al genere Homo.

Relativamente al successo evolutivo della nostra specie e alle acquisizioni delle capacità cognitive […] vi è un generale consenso fra gli esperti sul fatto che la nostra evoluzione dipenda da fattori molto numerosi e di natura varia, ciascuno dei quali rappresentò una parte del contesto ambientale in cui i nostri predecessori subirono le pressioni della selezione naturale. Fra queste forze possiamo enumerare i caratteri fisici dell’ambiente, il clima, la vegetazione, la disponibilità di risorse edibili, la presenza di altre specie animali, la competizione per territorio e cibo e, per l’uomo, la stazione eretta e la conseguente libertà degli arti superiori, le specificità della sua fisiologia che hanno permesso o meno l’accesso ai cibi, la struttura sociale, i caratteri anatomo-funzionali del cervello, le acquisizioni culturali e così via.  In ultima analisi, è il contesto adattativo che indirizza l’evoluzione.

La disponibilità di proteine animali permise un più breve periodo di allattamento e un tasso di riproduzione più elevato? Sicuramente un’adeguata disponibilità di cibo consente un maggior successo riproduttivo, ma non vale solo per la carne e indicare in questa il cibo capace di indurre modificazioni qualitative tali da indirizzare lo sviluppo delle capacità cognitive è una pura ipotesi priva di qualsiasi sostegno scientificamente valido. […] 

In nutrizione, il principio generale scientificamente inattaccabile è il seguente: per vivere, crescere, riprodurci abbiamo delle necessità nutrizionali dipendenti in quantità e qualità prima di tutto dalla specie cui apparteniamo e, in seconda battuta, dalle nostre dimensioni, dallo stile di vita adottato e dall’ambiente in cui ci troviamo a operare; tali necessità nutrizionali le assumiamo dai cibi che consumiamo”.

Insomma, i fattori che hanno determinato la nostra evoluzione e sopravvivenza sul pianeta sono molteplici e non è stata certamente la carne il fattore determinante che ha permesso la nostra evoluzione, e di certo l’intelligenza ha giocato un ruolo fondamentale. Citando di nuovo Siani, “il successo evolutivo della nostra specie sta, oggi, nel possedere il bagaglio culturale che ci consente di decidere, per scienza e coscienza (come noi medici siamo soliti dire) con quali cibi coprire le esigenze del sostentamento: lo possiamo fare esclusivamente con vegetali, aggiungere a questi prodotti animali (latte, uova e derivati) o decidere di accostarvi consumi carnei.

Le capacità cognitive sviluppate nell’ambiente in cui è avvenuta la nostra evoluzione ci indicano le necessità nutrizionali e le fonti dalle quali derivarle; ci consentono di affermare che troviamo proteine in cereali e legumi oltre che nelle carni; che vi sono acidi grassi omega-3 nei pesci ma anche nelle noci. E conosciamo, anche, quanto le nostre scelte possano influire sugli ecosistemi e sulla crisi ambientale che stiamo attraversando”.

Fonte

E voi, da che parte state?


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Chandanina

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Ciao, mi chiamo Chandana Sara e mi occupo di counselling a mediazione corporea. Per me parole come ascolto ed empatia hanno una doppia valenza perche` si estendono a tutti gli esseri viventi. Sono vegetariana da circa 4 anni,vivo nel Salento con il mio compagno e la nostra cagnolina Sunny che un`amica ci ha aiutato ad adottare da un canile fortunatamente gestito da veri amanti degli animali. Mi piace scrivere e cosi` eccomi qui a coniugare questa passione con l`amore per gli animali.

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