Consumo di carne in diminuzione.

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Gli allevatori degli Stati Uniti sono preccupati dalla prevista diminuzione dei consumi di carne.

Un articolo pubblicato su “MeatPoultry.com”, il sito dedicato a chi fa business nel settore della zootecnia, ci fa, senza volerlo, un bel regalo di fine anno, perché ci informa che nel 2013 è previsto che, negli USA, il consumo pro-capite di carne rossa e di pollame scenda ai livelli più bassi mai registrati dal 1966.

Questi dati risultano da uno studio del Dipartimento per l’Agricoltura del governo statunitense.

Lo studio afferma che il consumo di carne rossa (vale a dire bovina e suina) e di carne di pollo è in diminuzione, in special modo dal 2007. Le ragioni, secondo quanto riportato da MeatPoultry.com, sono:

1) Aumento delle esportazioni: le esportazioni di carne suina e bovina sono aumentate, il che significa che se ne consuma una minor quantità nel mercato interno USA. Questa non è una buona notizia, perché che la si consumi in USA o in altre nazioni è lo stesso, gli animali vengono comunque allevati e uccisi. Ma le successive ragioni sono invece decisamente positive.

2) Costi maggiori dei mangimi. Secondo lo studio, le coltivazioni di grano per l’utilizzo nei biocarburanti “fanno concorrenza” alle coltivazioni per i mangimi degli animali, e quindi il costo dei mangimi aumenta. Alcune aziende riducono la produzione (quindi meno animali allevati e ammazzati), altre chiudono. In realtà, i mangimi per animali costano ancora troppo poco: se si dovessero considerare i costi veri, cioè quelli senza sussidi statali, e se si tenesse conto nel costo della “produzione di carne” anche dei costi ambientali e sociali che l’industria zootecnica causa… i costi reali sarebbero molto più alti, e di conseguenza la produzione diminuirebbei ben di più.

3) Una politica del governo federale che ha “dichiarato guerra” da 30-40 anni al consumo di proteine animali. Questa ci giunge nuova, magari fosse, ma se chi fa business nella zootecnia si sente un perseguitato e vede questa guerra contro il suo settore… tanto meglio.

4) L’impegno delle organizzazioni che si oppongono al consumo di carne, per ragioni che vanno dall’ecologia, ai diritti animali, alla giustizia sociale. Questa è un’ottima notizia, gli allevatori riconoscono che l’informazione fatta dalle organizzazioni pro-veg ha dato i suoi frutti.

E concludono: “C’è da stupirsi che il consumo di carne rossa e pollame sia riuscito a rimanere finora a questi livelli”.

Fanno le vittime, poveretti. Non ammetteranno mai che le uniche vittime sono gli animali che loro stessi torturano e uccidono a milioni.

Il consumo mondiale di carne non è certo in diminuzione, purtroppo, perché vi sono i paesi in via di sviluppo che ne stanno richiedendo sempre di più, ripetendo i tragici errori dei paesi industrializzati, che hanno portato alla distruzione di tante vite, dell’ambiente, e della salute umana. Probabilmente questa crescita dei consumi verrà bloccata dalla mera mancanza di risorse sul pianeta – non ci sono abbastanza terreni, acqua e altre risorse per produrre così tanta “carne”. Non è detto che si riesca a bloccarla prima grazie all’informazione pro-vegan.

Ma intanto è già ottima la notizia che ci si stia riuscendo nei paesi industrializzati (se è vero per gli USA, è probabile che la stessa tendenza vi sia anche negli altri paesi), e questo deve spingerci a lavorare sempre di più sul campo, per accelerare il più possibile questo cambiamento.

Fonte: agireora.org

Fonte primaria: 
MeatPoultry.com, Poultry, red meat consumption may fall to 1966 level, 22 dicembre 2011

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