Per loro non c’è Memoria.

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Ricorre in questo periodo il Giorno della Memoria, l’anniversario della liberazione di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio del 1945. Un orrore, quello messo in atto dalla follia nazista, attecchito e cresciuto come un fiore tenebroso nel cuore della civilissima Europa, non nel Medioevo, ma nel 900. In fondo non moltissimo tempo fa.
Una pagina oscura che ha risucchiato le vite di moltissime persone, strappate alla propria quotidianità, deportate e rinchiuse nei campi di sterminio, da cui così tanti non hanno fatto ritorno. Uomini, donne, adulti e bambini, giovani e vecchi, privati di qualsiasi diritto, ridotti ad un numero tatuato sulla pelle. Depersonalizzati, senza più una storia, senza più appigli. Come se la loro vita precedente, fuori dal campo, non fosse mai esistita. Come fosse un sogno, o una vaga irraggiungibile speranza.

Osservando le immagini in bianco e nero di quel periodo mi viene da pensare che quello è il Male. Un Male che doveva avere l’odore ferroso dei binari dei treni che ti portavano inesorabilmente via; che era un gelido e bianco giorno d’inverno in cui non ti potevi scaldare; oppure era un’afa estiva per la quale non vi era possibilità di refrigerio; era trovarsi all’improvviso in un mondo ostile e incomprensibile, dove la tua vita non valeva più nulla.

Come non vale nulla la vita di milioni di animali “da reddito”, che non hanno alcuna colpa se non quella di essere appartenenti a specie che da tempo immemore l’Uomo considera soprattutto cibo, “capi di bestiame”, merce a suo uso e consumo.
E così giorno dopo giorno innumerevoli vite trascorrono e si perdono in luoghi molto simili a quei campi nati dalla perversa ideologia nazista.
Luoghi costruiti lontano dai nostri occhi, per non turbarci troppo la coscienza.
Il Male è anche allevare esseri innocenti privandoli del loro naturale diritto a vivere in libertà secondo la propria natura; il Male è un viaggio verso la morte, stipati in un camion, su un’autostrada arsa dal sole o crivellata dalla gelida pioggia; è un cartellino piantato in un orecchio che ti riduce ad un numero; è l’uccisione in un macello; è il terrore e il senso di impotenza che l’Uomo riesce a suscitare; il Male è la mancanza di compassione verso un innocente alla nostra mercé.

Non possiamo dire di non sapere quello che accade a tanti e tanti animali. Lo sappiamo. Oggi l’informazione è accessibile a tutti. Eppure ci giriamo dall’altra parte. Continuiamo a vivere come se in fondo quello che accade loro non ci riguardasse. Le cose sono sempre andate così, eccetera eccetera.
Così facendo uccidiamo quegli innocenti una seconda volta. Li rimuoviamo dalla nostra coscienza. Per loro non c’è Memoria.
Eppure ognuno di loro era unico ed irripetibile, proprio come me o voi, o come le vittime dell’Olocausto, o delle tante guerre che insanguinano il nostro pianeta.
Ognuno aveva il proprio carattere, le proprie piccole abitudini. Ma a nessuno è mai importato. Sono vissuti e morti nell’indifferenza generale. Come se non accadesse neanche.
Ci sarà mai un Giorno della Memoria anche per le vittime non umane? Forse in un lontano futuro, quando la loro schiavitù, il loro eterno Olocausto, avrà avuto termine, ci fermeremo a pensare alle innumerevoli vittime dello specismo, e ci parrà impossibile avere convissuto con quella violenza per così tanto tempo, e proveremo vergogna per avere finto di non sapere.
Impegniamoci per costruire quel futuro. Non cancelliamo dai nostri pensieri il buio destino di tante vite. Non scrolliamo le spalle dicendo, dopotutto sono soltanto animali.
Sono esseri viventi come noi, e come noi dovrebbero avere il diritto di essere rispettati e di vivere la propria esistenza.

Articolo originariamente pubblicato sul mio blog.


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