Merlino

Racconto questa storia perché possa servire da esperienza a qualcuno.

Abito a Roma, in un quartiere immerso nel verde, dove la mattina ti svegli con il canto degli uccellini e dove il traffico della città è ben ovattato grazie alla natura che ho intorno.

Apro la finestra e ho davanti il giardino condominiale e il grande pino che più di trent’anni fa era l’albero di Natale, che la nonna di mio marito aveva voluto piantare lì dopo le feste natalizie. Apro la finestra e respiro come consuetudine.

In pieno luglio, vicino a quell’albero, ha attirato la mia attenzione un giovane che teneva in mano una strana e minuscola creatura, mi sembrava un  piccolo uccello, e  lo accarezzava impaurito più dello stesso esserino trovato. Allora, incuriosita sono scesa giù in suo soccorso.

Il ragazzo, passandomelo nelle mie mani, mi ha detto che  il passerotto sicuramente era caduto dal nido,  e poi mi ha chiesto se avevo una gabbia.

La mia preoccupazione più grande era che il piccolo, si fosse fatto male, ed io non avendo mai avuto grande esperienza di questo genere, e non essendo molto convinta che si trattasse di un passerotto, osservando le sue belle e lunghe zampette, e pensando soprattutto ai quaranta gatti che vivono e giravano nel bel giardino, ho guardato il ragazzo che sembrava  avesse fretta ma  che continuava a chiedere se io avessi una gabbia.

“No, una gabbia non ce l’ho”.

“Sicuramente è caduto, si è fatto male”, mi ripeteva.

Poco dopo il ragazzo è andato via.

Non sapendo cosa fare e attorniata dai miei amici gatti sempre curiosi, sono salita su casa, con il piccolo e ho iniziato a fare una ricerca su internet: ho scoperto che il piccolo era un merlo, mangiava insetti, frutta e insalata e che era un animale protetto e che ovviamente avrei dovuto chiamare la LIPU.

Nel frattempo gli ho dato un nome, Merlino, e gli ho creato un alloggio momentaneo con una scatola e pezzetti di carta, ed ovvio mi sono preoccupata di capire come si faceva a farlo mangiare.

La LIPU non mi rispondeva, forse era tardi, ma c’era un numero per le emergenze.

Merlino, cinguettava, aveva fame, o forse non capiva dove fossero i suoi genitori e dove si trovasse.

Son sincera, mi è salita l’ansia, e visto che anche se mi avvicinavo con il dito per dargli una piccola dose di mela grattugiata, non apriva il becco, e non avendo in casa una siringa per poterlo imbeccare sono entrata nel panico. Poi ho preso uno stuzzicadenti e un po’ di mollica di pane bagnato e ho provato. Merlino mi guardava ma non mangiava.

Finalmente, riuscivo a contattare telefonicamente la LIPU: spiegavo il mio caso e sottolineavo la mia paura che Merlino potesse essere aggredito dai gatti, che  in quel momento mi apparivano come tigri feroci.

Mi dissero che Merlino, non era caduto dal nido se non presentava ferite, di riportarlo dove era stato trovato, affinché la madre potesse venirlo a riprendere e che se avessi avuto qualche dubbio loro erano disponibili ventiquattro ore su ventiquattro.
Colsi l’occasione, perché sull’albero grande davanti alla mia finestra sentivo il canto di un merlo, e iniziai a pensare che forse era la madre che stava cercando il suo piccolo.Ero  più tranquilla.  Merlino addirittura aveva mangiato due pezzettini di mela. Mi incantavo a osservarlo, mi affezionai a lui in cinque minuti, ma dovevo riportarlo nel suo habitat subito.

Scesi in giardino e posizionai Merlino nel punto più o meno esatto dove poche ore prima il ragazzo me l’aveva consegnato. Merlino, impaurito si guardava attorno ma niente, la mamma merlo non scendeva a prenderlo, e aspettai così per tre ore, allontanando i gatti in agguato che si erano avvicinati al piccolo. Mi sembrava di impazzire, mi allontanai allora pensando che la madre avesse paura di me,  e allo stesso tempo sorvegliai la zona pericolosa.

Niente.

Presa dalla compassione,  portai nuovamente su casa Merlino, non volevo che finisse ucciso dai miei amici gatti, almeno quella notte sarebbe stato al sicuro.

Quella notte ci fu un forte temporale, e quando misi Merlino a dormire nella sua comoda scatoletta mi rincuorai  giustificandomi con me stessa.

 

La mattina mi svegliai alle sei, con il suo meraviglioso canto, vidi che aveva il becco aperto, come se mi dicesse “ho fame”; mi si è allargato il cuore a vederlo così, lo imboccai  con il mio dito e riusciva a inghiottire grossi bocconcini.

Saltellava da un divano a un altro come se già durante la notte avesse ispezionato ogni minimo dettaglio della casa.

E cantava.

In mattinata,  riprovai a rimettere Merlino nel suo habitat naturale,  questa volta vidi scendere un merlo dall’albero e andare incontro al piccolo. I due  andarono incontro l’uno verso l’altro  e quasi abbracciandosi contenti.

Io mi sono commossa: è stata  la scena d’amore più bella che ho visto mai in vita mia: il ritrovarsi di una madre e un figlio.

Sono andata via col cuore più tranquillo ammirando Merlino che andava a nascondersi dietro un cespuglio.

Quel giorno, ho pensato alla vita.  come potesse essere imprevedibile, lunga, fantastica, inconsueta,  e…  infiniti altri aggettivi e altrettanti infiniti contrari per poter definire questa preziosa parola.

Quel giorno non era ancora finito.

Al primo imbrunire, mentre leggevo un testo di una canzone di Amy Winehouse le mie orecchie furono attratte da un  cinguettio forte come un urlo. Mi sono affacciata e ho visto due tre gatti in agguato. Mentre scendevo le scale di corsa ho pensato che forse Merlino era in trappola.

Sull’albero svolazzava qua e là il merlo, che forse voleva scacciare il pericolo dal piccolo con il proprio cantare a squarciagola.

Merlino non c’era, ma ero convinta che si trattasse di lui.

Ho cercato per tutto l’ampio giardino. Sono andata a vedere nel cespuglio dove l’avevo visto andare l’ultima volta, mentre allontanavo i gatti. Ed era lì impaurito, attorniato dai gatti, ho cercato di prenderlo, ma lui ha iniziato a svolazzare spingendosi verso  alcune sbarre che portano ad un mercato rionale,  che di sera non ha acceso,  cercando il riparo che non c’era.

Anche i gatti si sono infilati tra le sbarre e hanno raggiunto Merlino. Presa dalla follia ho iniziato a miagolare come una isterica, non sapevo più che fare. I gatti si avvicinavano sempre di più, poi non so perché si sono spaventati e allontanati, nel frattempo, è accorso in mio aiuto un vicino che a fatica ha scavalcato le sbarre e mi ha riportato Merlino sano e salvo.

Presa nuovamente da compassione, ho portato il mio uccellino a casa, ho ricostruito una scatola per lui, e l’ho nutrito con la consapevolezza di averlo salvato dai gatti. Merlino sembrava ringraziarmi, non era più impaurito. Tutta la notte non ho dormito, i sensi di colpa si facevano sentire, ma pensavo che in quel posto avrebbe avuto una breve vita.

Mi è sembrata la notte più lunga della mia vita.

L’indomani Merlino mi chiamava con il suo canto, la sua allegria sembrava inondare la mia casa ma non il mio animo.

Ho chiamato nuovamente la LIPU, e non sapendo cosa fare ho chiesto loro se potevo portarglielo, perché il merlo poteva essere ferito.

Quel giorno ho pianto, perché ho scoperto che a volte l’egoismo invade l’essere umano in una maniera non apparente. Ho pensato che avrei liberato Merlino dai suoi nemici gatti, portandolo in salvo, togliendolo dal suo habitat, dandolo a mani esperte.

La volontaria del centro, una ragazza decisa e ferma  mi ha fatto capire, che ho commesso molti sbagli nel riportare a casa Merlino, che godeva di ottima salute e  che l’avrebbe messo insieme agli altri per farlo ambientare ma ha voluto spiegarmi e sottolinearmi che in natura esiste una forza, e che gli animali devono imparare da soli a difendersi, a costo della morte. Ci è voluto un po’ ad accettare questo discorso, in quel momento la mia ignoranza ha creato una strana forma di egoismo dovuto forse all’ amore che provo per gli animali, e se ho pensato che i gatti volessero trasformare Merlino in un boccone, ho sbagliato.

Oggi continuo a sentire dalla mia finestra il canto dei merli e con nostalgia e rammarico penso a Merlino.

E scrivo queste parole per ammettere i miei errori.

 


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antonella tomassini

antonella tomassini

sono vegan e son contenta

3 commenti su “Merlino

  • 20 Settembre 2011 alle 09:28
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    io ho fatto un errore peggiore; tentendo di salvare un piccolo merlo da cani e gatti del mio girdino, l’ho alimentato per 1 settimanta e poi un mattino il mio cane me l’ha portato come trofeo.. aveva aperto la gabbia e lo ha ucciso.
    Sei mesi dopo ho raccolto una tortora ferita a lato di una strada, non poteva volare, sanguinava. Dopo diverse visite veterinari, molti consigli, palestra (aveva problema ala e una zampa).. al 4 tentativo l’ho liberata. Io ho perso il merlo/a per ignoranza, più che per egoismo. Il mondo dei volatili è complicato, non è come avere gatti o cani, bisogna rivolgersi a chi li conosci. Pensa che con mio gran disgusto ho dovuto chiedere aiuto ad un cacciatore (anche per i me i volontari ci sono, ma a volte hai bisogno di consiglio immediato.. ) che ne sapeva sicuramente più di me. Un saluto! Bella lettera Ale

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  • antonella tomassini
    22 Settembre 2011 alle 14:48
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    Forse questi episodi ci capitano, perchè sono scritti da qualche parte. Io tento di fare esperienza di tutto ciò che mi accade intorno, agendo col bene. hai ragione esistono persone che sanno come vanno affrontati questi “incontri” e allora non esitiamo a prendere il bene da chiunque sappia dare buoni consigli, trasmettendo a nostra volta qualcosa di positivo. 😉 saluti.

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  • 1 Ottobre 2011 alle 18:23
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    Hai commesso un errore tentando di salvare una vita, è giusto averne la consapevolezza e hai fatto benissimo a condividere la tua storia, ma non trovo nulla di egoistico in questo. Anch’io ho avuto una storia con un uccellino che mi ha cambiato la vita, perchè dopo non sono più stata capace di ammazzare neppure un insetto, coprendomi di ridicolo agli occhi delle persone cosiddette normali. Tornando dal lavoro in una gelida serata invernale (abito in Germania) ho trovato per terra un passerottino morto. Mi sembrava troppo brutto lasciarlo lì e l’ho preso in mano per portarlo nel parco e seppellirlo. Era freddo gelato. Appena si è trovato nella mia mano ha avuto un riflesso con l’ala della parte libera, come un fremito. Allora ho capito che era vivo, anche se praticamente rigido dal freddo. L’ho riscaldato con il fiato come si fa con le api e quando ha ricominciato a muoversi l’ho massaggiato sempre più forte finchè non ho sentito chiaramente il battito del cuore. Allora ho preso la strada di casa, adiacente al parco, e dopo pochi metri lui ha cominciato a sbattere le ali e poi è volato sull’albero più vicino al posto dove lo avevo trovato. Sono rimasta a fissarlo per un po’, svolazzava e saltellava, come fanno i passeri. Adesso viene la parte che mi ha lasciato da pensare per mesi. Ho raccontato questo episodio nel corso di tedesco per donne straniere che tenevo in quell’epoca e una mia alunna musulmana ha commentato: “Allah protegge tutti gli esseri viventi. Tu hai salvato una vita per lui e lui ne salverà una per te”. Liberi di credermi: un mese dopo mia madre ha avuto senza preavviso un infarto, è stata rianimata in mia presenza, operata e contro ogni prognosi ce l’ha fatta. Io non sono religiosa e non credo in Dio, ma questo episodio mi ha convinta che siamo veramente tutti collegati e veramente fratelli e sorelle su questo mondo, umani, pelosi, piumosi, squamosi e pure gelatinosi. GO VEG!

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