Le staffette della morte.

Spesso, spessissimo, su internet è possibile trovare richieste disperate che riguardano animali (per lo più cani) che sono in situazioni difficili. Molto spesso si tratta di richieste in denaro, altre volte si cerca qualcuno che sia disposto a trasportare il cane dal luogo in cui si trova in un altro posto, in cui si spera che stia meglio. Inutile scrivere che la maggior parte dei tragitti parte da sud e si dirige a nord.

La situazione dell’animale è sempre estremamente precaria: cani malati, maltrattati, vaganti per strade pericolose, bisognosi di cure costanti… La mancanza di strutture o associazioni efficienti peggiora la situazione, costringendo le poche persone che si interessano del caso a “sbandierare”, con quanta più disperazione possibile, il caso sul web e ad affidarsi ad altre persone, che non conoscono, per cambiare la situazione.

Ho usato il verbo “cambiare” non a caso: molte volte quello che si va a fare non è risolvere una brutta situazione, ma semplicemente spostarla in un altro luogo. Già, perchè più di qualche “staffetta” (situazione altamente stressante per qualsiasi animale, figuriamoci per questi cani già così provati) non riesce come dovrebbe…

Riflettete attentamente prima di “sballottare” esseri viventi di qua e di là. Loro non hanno bisogno di cambiare luogo, hanno bisogno di trovare le persone giuste. E non è vero che le persone giuste non ci sono lì dove si trovano loro. Il mondo non è diviso in buoni e cattivi secondo le aree geografiche! In ogni luogo si può trovare una buona adozione. Le staffette portano gli animali lontano dal luogo in cui sono nati e impediscono a chi se ne è occupato di controllare l’adozione nel tempo. Certamente, non tutte le staffette finiscono male, ci sono anche quelle a lieto fine, ma…abbiamo in partenza la garanzia che la staffetta finisca bene? Possiamo accettare questo rischio?

Qui la testimonianza di Marzia, dal sito del Gruppo Bairo:

Sono stata una staffettara per qualche mese e sono piena di rimorsi. Vi giuro che lo facevo solo perchè speravo in un futuro migliore per quei poveri disgraziati, ma troppo tardi mi sono accorta di aver contribuito alla loro fine.

Tra i tanti che mi sono stati consegnati e che ricordo ad uno ad uno, mi è rimasto impresso nel mio ultimo viaggio un piccolo anziano meticcio che tra gli altri si distingueva perchè non era stato sedato. Era timido ed affettuoso. Ad una sosta, quando mi sono fermata per mangiarmi un panino, l’ho fatto salire accanto al mio sedile. Mi fissava ed io credendo avesse fame gli ho teso un tozzo di pane. Non l’ha neppure annusato, mi continuava a fissare e anche se non mi credete,  i suoi occhi erano lucidi ed il suo sguardo sembrava parlare. Oggi dico queste cose perchè ciò, mi è rimasto molto impresso. Nel frattempo che stavo con lui altri canetti nel furgone, mezzi addormentati si lamentavano.

Dopo un lungo viaggio, al momento delle consegne a varie tappe, non dimenticherò mai il pianto del piccolo che mi fissava. Non voleva lasciarmi, forse credeva che lo tenessi con me e invece…….Nei giorni a seguire la mia mente mi torturava e continuavo a tempestare di telefonate per sapere del cane. Ho saputo che era stato prelevato da un branco con cui vagava da anni, ma mi continuavano a dire di non preoccuparmi perchè la sua vita era cambiata e finalmente aveva famiglia. Non  mi arresi e non vi racconto quanti ostacoli ho dovuto superare per sapere l’amara verità. Pregavo la Madonna di farmelo ritrovare perchè l’avrei poi tenuto io. La sua zampetta fragile posata sulla mia gamba, il suo sguardo e i suoi occhi lucidi mi perseguitavano. Dopo qualche mese mi misi in viaggio sola, verso la destinazione di dove lo avevo consegnato. Nessuno mi diceva niente. Omertà, silenzio………..”tanti cani arrivano qui, ma poi chi lo sa’?” mi dicevano. Finchè trovai un contadino che mi raccontò, descrivendomi nei dettagli cosa era successo. Mi assicurai che il cane di cui stavamo parlando era lui. Con un orecchio nero e uno bianco, piccolo e una cicatrice sulla testa.

Era stato affidato ad una famiglia di sordomuti che lo avevano portato a loro volta in un loro casolare disperso nei boschi accessibile solo a piedi. Rimaneva legato a catena notte e giorno, solo, sotto una tettoia bucata che gli faceva da riparo. Come cuccia una pozza di terra fangosa. Una volta ogni due giorni saliva il vecchio con frattaglie mischiate a pane secco. L’acqua non mancava, ma solo quella piovana, perchè in quel posto piove spesso. É durato 25 giorni in quello stato. Poi, un componente della famiglia ha avuto problemi di salute e quindi nessuno più, si poteva recare al casolare. L’hanno trovato legato alla catena accucciato in un angolo circondato da vomito di terra e sassolini di cui cercava di alimentarsi. Morto!!!!. Quando l’avevo portato io era magro, certamente sottopeso. Per la sua taglia doveva almeno pesare 10 Kg, ne pesava poco meno. É morto legato alla catena senza alcuna possibilità di cercarsi del cibo, senza la presenza di un umano o di altri cani con cui era abituato a vivere. E’ morto e la sua carcassa pesava meno di 3 chili. É terribile!!!!!!!

Io mi sono sentita una bastarda. Io l’ho portato a morire con la promessa che andava in una famiglia al sicuro. Io non dimenticherò mai quel delicato contatto tra me e lui, quello sguardo. Da quel giorno una parte di me non c’è più. Mi odio, mi sento una merda e vi assicuro che il rimorso mi accompagna in ogni momento della mia giornata. Non riesco più a guardare negli occhi un cane, pensando a lui e a tutti quelli di cui non saprò mai più nulla, a tutti quelli che che purtroppo hanno incontrato me come loro carnefice, anche se io lavoravo per un gruppo di staffettari che mi impartivano tutte le indicazioni per le consegne. Odio le staffette e gli staffettari che mi hanno rovinato la vita e che continuano incessantemente a rovinarne altre. Che Dio mi punisca per quello che ho fatto. Vorrei raccontarvi di più ma non posso.

Mi sono sforzata a inviarvi questa mia testimonianza, ma ne sentivo il dovere per appoggiare tutte le vostre battaglie che sono veramente a favore degli animali.

Marzia,     Roma


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LadyCat

LadyCat

Amministratrice di VegAmami! Vegetariana dal 2002, volontaria in canili e CRAS per tanti anni, mamma, moglie, maestra, innamorata degli animali selvatici e della vita di campagna.

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