La vita dei rospi.

Il Rospo comune, Bufo bufo (LINNAEUS, 1758) è un anfibio dall’aspetto goffo, con zampe posteriori corte e muso appiattito. Dietro gli occhi, ramati e con pupille orizzontali, si distinguono le grosse ghiandole paratoidi che, in caso di maltrattamento, possono secernere un liquido vischioso assai tossico, in grado di provocare forti ulcerazioni alle mucose di eventuali aggressori (anche dell’uomo). La colorazione, brunastra, cambia con le stagioni, con le fasi della muta, con la durata della permanenza in acqua ecc., variando dal giallo sabbia al marrone scuro quasi nero. Soprattutto le femmine possono presentare marmorizzature sui fianchi, mentre gli immaturi sono spesso rossastri. A partire dall’autunno e fino alla tarda primavera i maschi sono muniti di cuscinetti nuziali scuri sulle tre dita interne delle zampe anteriori. Il gracidio è poco potente, poiché la specie non possiede sacchi vocali esterni. Le femmine, mute, sono sensibilmente più grandi dei maschi della stessa popolazione. Gli animali del Ticino (Bufo bufo spinosus), pur palesando diversità locali hanno dimensioni maggiori rispetto ai nordalpini.

Benché il comportamento del Rospo comune possa variare secondo il tipo di ambiente riproduttivo utilizzato, in generale l’attività inizia verso la fine dell’inverno, quando gli animali abbandonano i loro rifugi nei boschi e, soprattutto durante le serate piovose, si recano in massa verso i laghi e gli stagni dove avrà luogo la riproduzione. Questa migrazione notturna collettiva, che a dipendenza dal luogo può protrarsi dalla prima decade di marzo fino a maggio inoltrato, coinvolge spesso migliaia di animali (individui censiti nel 1992 in Ticino: Riva S. Vitale 1037, Barbengo 3875, Meride 1952). Il fenomeno si manifesta in modo appariscente soprattutto quando i rospi, per raggiungere il sito di riproduzione, devono attraversare strade a forte traffico, subendo talvolta enormi perdite. Le distanze coperte durante la migrazione sono il più delle volte comprese tra le centinaia di metri e il km. I luoghi di soggiorno estivi, in particolare quelli delle femmine, possono peraltro essere anche più discosti (fino a 3 km), tanto che una parte del percorso di avvicinamento viene coperta già in autunno. Durante la migrazione i maschi, numericamente superiori alle femmine, si aggrappano ad ogni oggetto mobile di dimensioni appropriate capiti loro di imbattersi, così che solitamente le femmine giungono all’acqua già accoppiate. Dopo un periodo di permanenza nell’acqua di 5-14 giorni, la maggior parte delle coppie inizia la deposizione, che può durare circa una settimana. Le piccole uova nere, emesse dalla femmina in due lunghi cordoni gelatinosi, vengono subito fecondate esternamente dal maschio. Muovendosi, la coppia fa sì che i cordoni restino impigliati, ben tesi, nei rami e nella vegetazione del fondo.
Terminata la fase riproduttiva i rospi rientrano nel bosco, dove nelle notti piovose cacciano gli artropodi e i lombrichi di cui si nutrono. L’area di caccia di un rospo, alla quale l’animale rimane fedele per settimane o mesi, ha sovente un diametro di circa 100 m e può sovrapporsi a quelle di numerosi altri individui. Nel corso della prima metà di ottobre il Rospo comune si scava nel suolo boschivo un rifugio un poco più profondo di quelli diurni estivi e vi si ritira a trascorrere l’inverno. Il forte legame che lo unisce al proprio sito di riproduzione, al quale ogni rospo resta fedele anche se divenuto inospitale, rende i tentativi di trasferimento di animali estremamente dispendiosi: è infatti necessario rinchiudere le coppie nei nuovi siti che, a quanto sembra, verranno accettati solo dalla prole che vi vedrà la luce. Nei siti di riproduzione resi inadeguati da un regime idrico irregolare o da vari altri motivi, ad esempio nelle cave, nelle zone golenali, nelle pozze residue di stagni distrutti, al Sud delle Alpi anche nei ruscelli, il Rospo comune si comporta come il Rospo calamita (Bufo calamita): il periodo riproduttivo risulta più prolungato nel tempo e i pochi maschi che si ritrovano ad essere presenti contemporaneamente emettono spesso il loro richiamo nuziale, altrimenti raramente udibile. I girini di Rospo comune sono spesso facilmente visibili lungo le rive degli stagni, dove si riuniscono in gran numero formando vistose chiazze nere. Non si nascondono e sembrano non temere i predatori. In effetti possiedono anch’essi una secrezione tossica che li rende assai poco appetibili. Da giugno (Barbengo: nel 1992 dal 19 giugno durante 3 settimane; nel 1993 dal 22 al 29 giugno) i piccoli rospetti neometamorfosati, lunghi circa 1 cm, lasciano laghi e stagni, talvolta in massa e anche in pieno giorno, per infilarsi nei boschi dove nello spazio di qualche settimana assumono il comportamento notturno degli adulti. Il Rospo comune acquisisce la maturità sessuale a 3-5 anni. Gran parte delle femmine si reca tuttavia una sola volta nella vita a riprodursi, a differenza dei maschi che invece vi tornano più volte.

Distribuzione, pericoli e protezione
Il Rospo comune è distribuito in tutta l’Europa e anche oltre, ad eccezione della Scandinavia e delle isole. In Svizzera è comune e diffuso fino ai 1500 m s.m.; manca tuttavia in Alta Engadina e in vaste parti delle Alpi vallesane e del Ticino settentrionale. Tra i 1500 e i 2200 m s.m. la sua presenza diviene sporadica. Al di fuori del periodo riproduttivo la maggior parte degli animali vive nei boschi, anche se capita spesso di trovarne nelle aree aperte, negli orti e nei giardini degli agglomerati urbani. Nell’odierno paesaggio antropizzato il forte legame con il luogo di riproduzione comporta vantaggi e svantaggi. Favorevole alla specie è sicuramente l’attrattività che numerosi stagni e rive di laghi esercitano anche sull’uomo, ciò che ha portato ad una loro tutela. I circa 2500 siti di riproduzione noti in Svizzera mostrano che il Rospo comune non è ancora in pericolo, pur se un certo regresso viene già riscontrato. Gli svantaggi risiedono invece soprattutto nel fatto che dove un sito di riproduzione viene distrutto senza provvedere ad una compensazione confacente nelle immediate vicinanze, la popolazione rischia fortemente l’estinzione totale. Poiché la specie è poco duttile e non idonea alla colonizzazione di nuovi ambienti, possono infatti trascorrere decenni prima che questi ultimi arrivino ad ospitare popolazioni stabili. E attualmente il ritmo di scomparsa dei siti utilizzati è decisamente più rapido del tempo necessario alla specie per colonizzare eventuali nuove “proposte”. Un ulteriore fattore negativo, in grado di incidere fortemente sulle popolazioni, è la già citata morte sulle strade, che colpisce una prima volta già al momento della diffusione dei giovani neometamorfosati e in seguito sia durante l’avvicinamento autunnale e primaverile ai siti di riproduzione sia durante il ritorno ai boschi. Questo fattore diviene particolarmente rilevante quando la strada è situata nelle vicinanze del sito di riproduzione, dove la concentrazione di animali si fa elevata, ma più ancora lungo le rive dei laghi o nei pressi dei fiumi, dove l’intera popolazione può raggiungere il luogo di riproduzione unicamente attraverso una via obbligata.

Il comportamento particolare del Rospo comune fa sì che la sua protezione debba essere affrontata considerando le singole popolazioni alla stregua di unità riproduttive. Riguardo ai luoghi di riproduzione si rivela dunque prioritaria la tutela dei siti che all’uomo appaiono paesaggisticamente insignificanti (ad es. le cave). Per quanto concerne invece la morte sulle strade diviene invece spesso decisiva l’esecuzione di interventi particolari e mirati lungo i percorsi migratori. Informazioni dettagliate in merito sono contenute nelle pubblicazioni tematiche “Anfibi e traffico” I, II e III, reperibili presso il KARCH.

Autore: Hans HeusserVersione italiana: Alessandro Fossati

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LadyCat

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Amministratrice di VegAmami! Vegetariana dal 2002, volontaria in canili e CRAS per tanti anni, mamma, moglie, maestra, innamorata degli animali selvatici e della vita di campagna.

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