La giovane Micol salva la capretta senza speranze.

VARESE «Quando ho visto quell’animaletto piccolo, magro, che non si reggeva sulle zampe, mi si è stretto il cuore e ho deciso che dovevo salvarlo». Ha 12 anni e un cuore grande Micol Meiohas, la studentessa della Dante che ha stravolto le sue vacanze in Sardegna (e quelle della sua famiglia) per salvare una capretta maltese che adesso è diventata il suo animale domestico.
«Tutto è iniziato il 28 giugno. Quando con mamma, papà e mia sorella ci siamo fermati una notte a Sanluri, in un agriturismo. Al mattino sono andata a curiosare nelle stalle e ho trovato una capretta. A differenza delle altre, non si alzava per andare a mangiare il fieno. Ho capito che aveva qualcosa di strano. Allora l’ho presa in braccio. Era così gracile che temevo di farle male. L’ho portata nella camera dell’agriturismo, dove mia mamma si stava preparando per riprendere il viaggio. Anche lei ha convenuto: non potevamo lasciarla lì. Il contadino ci ha detto, “io non ho tempo per nutrirla, prendetela se la volete, ve la regalo”. È stato gentile, ci ha dato anche del latte di capra».

La famiglia, quindi, si è messa in marcia verso il nord della Sardegna, dove aveva previsto di continuare le vacanze. «Ogni ora e mezzo bisognava metterla sull’erba per farle fare la pipì, abbiamo comprato litri e litri di latte al supermercato – continua Micol – Eravamo preoccupati, perché le capre hanno bisogno del colostro che assumono con il latte materno. Senza rischiano di ammalarsi». A quel punto è entrata in gioco la competenza della mamma, Valeria Toccolini, che di professione alleva i cavalli da corsa. In farmacia ha comprato un antibiotico naturale. La cura ha funzionato e la capretta ha iniziato a mettere su ciccia. Ma di stare in piedi sulle sue zampe non voleva saperne: aveva infatti un problema ai tendini. «Ci siamo quindi rivolte a un veterinario lì in Sardegna, che ci ha detto: “non preoccupatevi arriverà a sei chili e, non muovendosi, la carne sarà ancora più tenera”. Abbiamo dunque capito che dovevamo escogitare qualcosa».
Il primo “trucco” è stato quello di far passare l’animale per un “cagnolino” e portarlo a Varese sul traghetto. «Sarebbe stato impossibile farle le vaccinazioni richieste perché non aveva ancora l’età giusta» giustifica la ragazzina, divertita da quel viaggio un po’ furtivo. Con la capretta tenuta nascosta dietro alla sorella che dormiva.
Secondo “trucco”, quello di andare in un ferramenta e comprare dei tubi rigidi per la doccia. Mamma e figlia li hanno “montati” sulle zampe della capretta che, non appena ha capito di poter contare su quelle protesi, si è messa a camminare, anche se goffamente. «Il problema erano i piedini, che piegava nel senso sbagliato, abbiamo risolto il problema con una fasciatura e dello scotch. I tendini si sono allungati, fino a quando ha potuto camminare da sola».
Adesso la capretta, che si chiama Pimpi, abita a Bobbiate. E un domani, chissà, magari Micol farà la veterinaria.
Adriana Morlacchi

Fonte: laprovinciadivarese.it

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LadyCat

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Amministratrice di VegAmami! Vegetariana dal 2002, volontaria in canili e CRAS per tanti anni, mamma, moglie, maestra, innamorata degli animali selvatici e della vita di campagna.

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