I cuccioli sfruttati – parte prima.

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Esiste gente che chiede l’elemosina. Esiste gente che chiede l’elemosina sfruttando gli animali, per impietosire le persone e far così più soldi.

Spesso la compassione di chi lancia una monetina per aiutare, inconsapevolmente può portare a ulteriore malvagità e a un maggiore incremento allo sfruttamento degli animali. La mia indagine parte dalle vie principali di Roma, per finire a queste parole, scritte con rammarico e speranza in una giornata piovosa.

Ore 11:00 – Torre Argentina, vicino al Teatro, c’è un ragazzo biondo con un cartello con scritto “ABIAMO FAME; AIUTATE”,  piegato sulle ginocchia fissa il pavimento, senza mai alzare lo sguardo, per più di un’ora. Gli fa compagnia un vecchio pastore tedesco e quattro cuccioli di razza diversa. Le ciotole per l’elemosina sono piene di monete. La gente corre frettolosa, con gli ombrelli aperti, ma quando passa lì davanti si blocca, si ferma a guardare questo triste quadro, depone una  monetina e poi svanisce in fretta, mentre il ragazzo e i cani restano immobili. Osservo la scena per molto tempo, finchè il ragazzo, ormai zuppo di acqua, raccoglie tutte le sue cose, sistema i cuccioli in un carrello e va via sotto la pioggia, seguito dal cane più grande. Ora apre l’ombrello attraversa la strada e si mette al riparo vicino la grande libreria. Cerco di seguirlo con lo sguardo, vicino a me c’è una signora che, forse, è incuriosita dal fatto che scrivo mentre a fatica reggo l’ombrello con una mano.

Ora mi parla, come se avesse capito che stavo scrivendo di quel ragazzo e mi dice con voce aspra: “Io a quello, non do più niente…io sono pensionata, l’altro mese, gli ho portato una busta piena di scatolette per cani, di tutti i gusti…mi faceva pena, con tutti quei cuccioli, – Tieni, ti ho portato un po’ di cibo per le bestie -  ma niente, rimaneva lì, come se non capisse, – Un po’ di scatolette per i cani -, continuavo a dirgli. Poi, dopo le mie insistenze, mi ha guardato e mi ha risposto che voleva i soldi, non il cibo per i cani. Lì ho capito che ‘sti cani gli servono solo per fare compassione e fare più soldi.”

Ore 14:00 – Lungotevere De’ Cenci, la pioggia ha cessato di scendere. Passeggiando lungo il ponte che collega la città all’Isola Tiberina, scorgo il fiume e con fascino osservo le folte chiome degli alberi secolari che creano magiche ombre sulla strada di sampietrini. Cammino lentamente, alcuni africani cercano di vendermi le borse, stese sul lenzuolo bianco. Sembra di stare in un grande mercato a cielo aperto: qualcuno arrostisce pannocchie su un barbecue all’ultima moda vendendole ai passanti, qualcuno lancia sfere luminose in aria e corre a riprenderle, qualcun altro intreccia foglie di bambù creando animali di paglia verde, qualcun altro dipinge, altri vendono i posacenere creati con il riciclaggio delle lattine di Coca Cola. Più in là, un gruppo di “punkabbestia” festeggia chissà cosa, con birra alla mano e al seguito un gregge di cani. Qualcuno del gruppo chiede qualche spiccio o una sigaretta, qualcun altro dorme per terra, indisturbato e riscaldato dal pelo del cane che gli è vicino. Tutti i passanti sono infastiditi da questa sporcizia devastante, da queste urla incomprensibili. Certo per me, è che questi ragazzi hanno fatto una scelta: quella di esiliarsi da questa società che non condividono, di vivere per la strada in compagnia di un cane; ed io la rispetto, purché questi ragazzi abbiano cure immense dei propri animali. Li osservo per un po’, fingendo di guardare la cartina della città, mentre in realtà voglio vedere il loro comportamento con il cane. I cani appaiono affettuosi nei confronti dei loro padroni, soprattutto quando ricevono un pezzo del loro panino, o quando i padroni versano l’acqua nella ciotoletta. Qualcuno gioca con un cane, lanciandogli un pezzetto di legno che puntualmente il cane riporta al padrone. Questa è una scelta di vita.
Me ne vado dopo un po’.

Ore 16:00 – Corso Vittorio Emanuele, è uscito un tiepido sole, gli ombrelli sono ormai chiusi, continuo la mia passeggiata per le vie centrali di Roma, guardando le vetrine dei negozi. Alla fermata di un autobus, ai bordi di una strada, sento una musica che proviene da poco lontano, sembra una ballata remota di un antico grammofono a manovella. Mi avvicino e vedo una donna tutta imbacuccata di abiti neri fino alla testa; quello che più mi colpisce è la gente che ha attorno, come se guardasse uno spettacolo. La donna seduta per terra trema nei suoi gesti, ma ancora più sconvolgente è che un minuscolo chihuahua, con un cappellino al collo, raccoglie i soldi che i passanti offrono con molta facilità.

Che orrore! Perché la gente non capisce che quella donna sta sfruttando quell’animale? So che chiedere l’elemosina è vietato, e altrettanto farlo con i bambini e i cuccioli. So anche che ogni cane deve essere fornito di microchip e che spesso i cani sfruttati da mendicanti non sono registrati da nessuna parte.

Perché la gente sembra non preoccuparsi di ciò?

Perché, allora, si vedono queste scene tristi nelle vie centrali di una città?

Alle venti torno a casa, voglio continuare la mia ricerca, navigo su internet per trovare qualche notizia che possa aiutarmi nella mia indagine.

Su un sito, leggo un caso avvenuto a Genova, dove un mendicante ha drogato i suoi cani per renderli più docili e fermi mentre chiedeva l’elemosina. Si racconta di un cane, Rubens, un Siberian Husky di nemmeno un anno, che era stato sequestrato dal capo nucleo delle guardie zoofile, lo scorso 17 febbraio, e affidato al canile di Monte Contessa. Un’altra storia triste che, grazie alla richiesta dell’esame del sangue del cane, risultato positivo alle benzodiazepine (tranquillanti) e grazie ai volontari, termina con il rispetto e non con il maltrattamento degli animali.

Vado avanti nell’indagine, continuo a leggere. L’unica cosa ovvia è che “lo sfruttamento di animali per impietosire i passanti è un atto d’inciviltà da combattere”: da Verona, Genova, Milano, Roma, infatti, in qualsiasi città ci sono casi di accattonaggio con gli animali; che non si può stare in silenzio di fronte a tutto ciò e che, con la legge 189/2004 riguardante il divieto di maltrattamento degli animali, possiamo agire contro queste cattiverie.

Per evitare che questi poveri animali, muoiano per maltrattamenti, la cosa migliore da fare in questi casi è rivolgersi ai carabinieri di zona che sicuramente interverranno  per recuperare questi animali. Io sono fiduciosa, faccio la mia segnalazione e domani andrò nei posti dove sono stata in questa giornata piovosa per vedere se i cuccioli sfruttati sono ancora lì.

La mia indagine continua.


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antonella tomassini

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sono vegan e son contenta

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