Leishmaniosi nel cane.

La leismhmaniosi è una malattia causata da un protozoo (Leishmania infantum) trasmesso da vettori (flebotomi), piccoli insetti simili a zanzare dei quali solo le femmine sono ematofaghe.

Epidemiologia
I principali fattori che influiscono sulla diffusione del vettore sono ambiente (latitudine), clima (temperatura ed umidità), condizioni sanitarie (malnutrizione, numero dei soggetti infetti, randagismo), mancanza di presidi sanitari efficaci.
La localizzazione della malattia era, fino a qualche anno fa, limitata alle zone costiere e collinari dell’Italia centro-meridionale (isole comprese) ma negli ultimi anni, forse a causa dei cambiamenti climatici in atto, neanche la parte settentrionale della penisola sembra essere rimasta indenne e focolai di infezione sono stati rilevati in Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Val d’Aosta, Veneto e Trentino.

Anamnesi
L’anamnesi sarà positiva in quasi tutti i casi se l’animale ha soggiornato, un mese o poco più dalla comparsa dei sintomi, in un paese dell’Europa meridionale o in un’altra area endemica.
I segni clinici possono manifestarsi anche dopo anni che l’animale ha lasciato la zona endemica per leishmaniosi; tuttavia, sono stati registrati casi di infestazione anche in soggetti provenienti da aree in cui non sono presenti i flebotomi.

Sintomatologia

  

La malattia può colpire più organi o apparati e si manifesta, quindi, con diversi segni clinici che comprendono lesioni cutanee, dimagrimento, poliuria/polidipsia, astenia, zoppia, diarrea, epistassi, fotofobia, epifora, cecità, vomito, ascite.
Alla visita l’animale può presentare linfoadenomegalia sistemica o limitata ad un solo pacchetto linfonodale, anemia, spleno ed epatomegalia, lesioni renali ed oculari.
La forma cutanea presenta lesioni caratteristiche che possono essere considerate patognomoniche come la dermatite non suppurativa e non pruriginosa accompagnata da seborrea secca (forfora) e rarefazione o perdita completa del pelo (alopecia) in aree ben precise a livello delle quali si riscontrano spesso lesioni ulcerative.
Risultano più colpite la zona peri-oculare (“cane con gli occhiali”), il dorso del naso e la cute dell’orecchio; a livello 
del dorso molti cani presentano  forfora a grosse scaglie.
Tutto ciò conferisce all’animale un aspetto “vecchieggiante”.
Spesso sono colpiti anche gli arti, soprattutto a livello delle prominenze ossee e dei cuscinetti plantari che possono presentare lesioni ulcerative, mentre le unghie possono crescere in modo abnorme (onicogrifosi).
La forma viscerale, invece, presenta un quadro vario con linfoadenomegalia nel 90% dei casi, epato e splenomegalia, anemia normocromica normocitica (non rigenerativa a causa della maggiore distruzione eritrocitaria a livello splenico), piastrinopenia (con conseguente epistassi), aumento delle proteine totali nel sangue (
quasi esclusivamente le globuline), con conseguente abbassamento del rapporto albumine/globuline.
A livello renale si ha insufficienza più o meno avanzata che si manifesta con anoressia, debolezza, vomito, poliuria e polidipsia; nei casi più gravi la perdita delle proteine con le urine può causare una ipoproteinemia tale da comportare la formazione di versamento addominale (ascite) per diminuzione della pressione oncotica, di versamento articolare o, ancora, il distacco della retina.

Diagnosi
La diagnosi può essere fatta prima della manifestazione dei sintomi.
In passato era usata una metodica che rilevava la presenza di Ac nel sangue; la presenza degli stessi non era comunque indicativa della malattia, ma indicava solamente che l’animale era venuto a contatto con l’Ag e che aveva, di conseguenza, sviluppato una copertura anticorpale.
Attualmente esistono metodiche, come l’ELISA e la PCR che ci permettono, attraverso un prelievo ematico, di rilavare la presenza del parassita all’interno dell’organismo semplicemente cercandone il DNA e di avere, quindi, una diagnosi certa.
Possono essere fatti anche aspirati linfonodali a livello dei poplitei; il liquido ottenuto può essere conservato in EDTA e sottoposto a PCR oppure usato per l’allestimento di un vetrino colorato con MGG per la ricerca degli amastigoti (forme infettanti).
In alternativa possono essere prelevati campioni bioptici per l’allestimento di preparato istologici nei quali ricercare gli amastigoti

Terapia
La terapia si basa su un ciclo di 21 iniezioni di antimoniato di N-metilglucamina; dosaggio e distanza tra le somministrazione vengono stabilite dal veterinario ad hoc proprio per il carattere multiforme della malattia.
Durante il trattamento è necessario monitorare l’efficacia della terapia per mezzo di esami di controllo che permettano di stabilire se sono necessari altri cicli di iniezioni, se l’animale è guarito o se la malattia ha assunto un carattere cronico.

Prevenzione
Nelle aree endemiche i cani sono maggiormente a rischio se tenuti all’aperto  nelle ore serali e notturne durante la stagione dei flebotomi, soprattutto se non vengono usati insetticidi e repellenti.
Oggi esistono collari repellenti (Scalibor) e, da poche settimane, è disponibile presso i veterinari il vaccino (Canileish®).

Leishmaniosi nell’uomo

  

Negli esseri umani, la leishmaniosi si manifesta sotto quattro forme, con diversi sintomi ma sempre con effetti potenzialmente devastanti:

  • cutanea: è la forma più diffusa e presente, e si manifesta con la produzione di numerose lesioni, anche oltre 200 in un solo malato, sulle parti esposte del corpo, dalle braccia alle gambe fino al viso, lasciando cicatrici permanenti;
  • cutanea diffusa: simile alla precedente ma con lesioni molto più estese sul corpo. In questa forma, non c’è possibilità di guarigione delle lesioni senza trattamento e in ogni caso c’è una tendenza alla recidività;
  • mucocutanea: si manifesta sotto forma di lesioni distruttive, anche molto estese, delle mucose del naso, della bocca e della cavità orale;
  • viscerale: è la forma più grave;
    Se non trattata, può raggiungere una mortalità praticamente del 100%.
    Si manifesta con febbri irregolari e improvvise, perdita di peso, ingrossamento del fegato e della milza, anemia.

Coinfezione Leishmania/HIV
La leishmaniosi tende a manifestarsi maggiormente nei soggetti immunodepressi per infezioni pregresse da HIV. Pare, infatti, che le 2 malattie si alimentino reciprocamente e che la presenza della leishmaniosi acceleri l’attacco da parte del virus dell’immunodeficienza e di altri agenti responsabili di malattie opportunistiche (TBC e polmonite).


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sonia.acierno

sonia.acierno

Studentessa in medicina veterinaria, prossima alla laurea. Mi interesso in modo particolare degli animali non convenzionali, ovvero i c.d. esotici, ma anche dei selvatici appartenenti alla fauna selvatica autoctona ed alloctona.

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